Dall’Amor Cortese al Parlamento degli Uccelli alla Festa degli innamorati
La vita è così breve, l’arte così lunga da apprendere, la prova così ardua, la vittoria così fugace, e la paura del sentimento così terribile e schietta, che io non so, parlando dell’Amore, se io dorma o se io sia sveglio.
Geoffrey Chaucer “Il Parlamento degli Uccelli”
Ci sono storie che meritano di essere raccontate, non solo per la loro bellezza, ma perché custodiscono frammenti delle nostre radici e della nostra storia. In un mondo che corre sempre più in fretta, celebriamo ricorrenze senza chiederci il significato di ciò che festeggiamo. Anche la festa degli innamorati, con il suo San Valentino, non fa eccezione.
In questo articolo, vorrei portarvi con me indietro nel tempo, fino al XIV secolo, per incontrare l’“architetto” della festa degli innamorati. No, non si tratta di San Valentino, ma di Geoffrey Chaucer, il padre della letteratura inglese.

L’opera di Chaucer
Sarà infatti lui, con il poema intitolato Il Parlamento degli Uccelli, a intrecciare la figura del vescovo martire con il simbolismo dell’amore cortese. In quelle pagine della sua opera, il 14 febbraio smette di essere solo una data nel calendario dei santi e diventa il giorno in cui gli uccelli scelgono il proprio compagno.
Per comprendere la genesi di una storia giunta fino a noi occorre aprire la porta temporale di quel mondo lontano e, con l’immaginazione, vestire gli stessi panni del protagonista. Guardarsi intorno in un’Inghilterra attraversata dalla Guerra dei Cent’Anni e ancora scossa dalle conseguenze della peste nera, che aveva decimato la popolazione europea.
Geoffrey Chaucer nasce a Londra nel 1343 in questo scenario complesso: un’epoca segnata da forti conflitti e instabilità, ma attraversata allo stesso tempo da un sorprendente fermento culturale.

Presso le corti europee si diffondeva l’ideale dell’amor cortese, un codice raffinato che trasformava il sentimento amoroso in linguaggio simbolico, rituale, poetico e sociale In un tempo in cui la lingua della cultura era il latino o il francese, Chaucer compie una scelta audace: scrivere in inglese. Dà così dignità letteraria al dà così dignità letteraria al Middle English, l’inglese medievale che si era trasformato dopo la conquista normanna, mescolando radici anglosassoni e influssi francesi. Con questa scelta aiuta l’inglese a uscire dall’ombra e getta le basi per l’affermazione letteraria della lingua del suo Paese.
Ed è proprio in questo contesto storico e culturale che nasce Il Parlamento degli Uccelli: non come un testo “semplicemente” romantico, ma come un’opera profondamente radicata nel suo tempo, capace di intrecciare politica, simbolo e visione dell’amore.
Il sogno
«Perché questo accadde nel giorno di San Valentino, quando ogni uccello viene qui a scegliere il suo compagno.»
L’opera si apre con una visione onirica. Il narratore, addormentato sui suoi libri dopo aver letto il Somnium Scipionis, viene guidato in sogno da Scipione l’Africano in una dimensione sospesa, fuori dal tempo.

Varca un cancello e attraversa uno spazio simbolico fino a giungere davanti al tempio di Venere. Il luogo non è luminoso e sereno come ci si potrebbe aspettare, ma oscuro, quasi inquietante. Sulle pareti sono raffigurate storie di amori tragici e infelici: passioni consumate, tradimenti, illusioni, sofferenze. Narciso, Tristano e Isotta, Didone ed Enea, e altri amanti segnati dal destino raccontano un amore in cui l’anima si smarrisce, prigioniera dell’istinto e della passione.
Chaucer non descrive quel tempio per semplice gusto narrativo. Ogni immagine è allegoria. Ogni scena è un frammento di quel mondo sociale e politico che il poeta sta mettendo in scena: l’amore come desiderio, ma anche come potere, conflitto, scelta.

Una volta fuori dal tempio, l’ambiente cambia radicalmente con luci e colori. Su una collina fiorita siede la Natura, regina nobile e saggia, che presiede un’assemblea straordinaria. È il 14 febbraio. Ed è proprio nel giorno di San Valentino che Chaucer immagina gli uccelli riunirsi per scegliere il proprio compagno. Le specie sono disposte secondo una gerarchia che rispecchia la società medievale: in cima gli uccelli nobili, come l’aquila; poi quelli di rango intermedio; infine quelli più umili.

Le tre aquile e il diritto di scelta
Al centro del poema vi è una formel, una giovane aquila femmina, contesa da tre nobili aquile maschi. Ognuno tesse lodi alla sua bellezza, promette devozione eterna, richiama le leggi dell’onore cavalleresco. È la rappresentazione dell’amore “alto”, idealizzato, regolato da codici e parole solenni.
Ma mentre i nobili rapaci discutono, il resto dell’assemblea, oche, anatre, piccoli uccelli, inizia a spazientirsi.Il loro è un amore differente, privo di fronzoli retorici: più immediato, più terreno, legato ai cicli naturali. Un amore che non può permettersi lunghe attese né perdersi in dispute inutili e sterili.

In questo contrasto, Chaucer dipinge con sottile ironia le diverse sfumature del sentimento “ornitologico”, che diventa metafora del sentimento umano: tra idealizzazione e istinto, tra attesa e urgenza. Da una parte l’amore nobile, regolato dall’onore e dalle parole; dall’altra quello più carnale, semplice e immediato, legato alla concretezza della vita.
Ma il momento decisivo arriva quando la Natura non impone alcuna scelta alla formel, al contrario le concede tempo. Un anno per decidere o forse… non decidere. Ed è proprio nel gesto di Natura che il simbolismo diventa “voce” e la narrazione si fa espressione di un’epoca in cui i matrimoni erano spesso determinati da alleanze e convenienze.
Il tempo concesso alla giovane formel diventa così messaggio: l’amore, suggerisce il poema, non può essere forzato né imposto, nemmeno dalla Natura stessa, poiché il vero amore richiede libertà e tempo. Concedendo all’aquila un anno di attesa, il poeta eleva l’amore da semplice istinto di riproduzione a una scelta consapevole.
Il risveglio: dal sogno alla tradizione
Il poema si conclude con un canto corale. Gli uccelli celebrano la Natura e l’ordine del mondo, mentre il frastuono delle ali che si levano in volo scuote il giardino, risvegliando il poeta.
Ha soltanto sognato, eppure non è più lo stesso: torna ai suoi libri con la speranza di trovare, tra quelle pagine, la chiave per sognare ancora. Chaucer ci lascia così, con un libro aperto e un interrogativo sospeso, suggerendoci che la ricerca dell’Amore e della Bellezza non è un traguardo, ma un cammino che si rinnova ogni giorno.

Il racconto non si chiude con un “e vissero felici e contenti”, ma con un’attesa. Con la possibilità di un futuro che potrà essere, o forse no. Del resto l’amore, inteso come rapporto a due, è un’avventura rischiosa: spesso si preferisce essere aquile, solitarie e alte nel cielo, piuttosto che piccoli uccelli legati alla terra.
Forse, la prossima volta che vedremo un cuore rosso o una scatola di cioccolatini, il nostro pensiero volerà a quel giardino del XIV secolo. Ricorderemo che festeggiare San Valentino significa, in fondo, onorare la nostra natura più autentica: quella che cerca l’armonia, che rispetta la libertà dell’altro e che, nonostante tutto, sceglie ogni anno di tornare a fiorire.
Rossella Tirimacco
Il presente testo è protetto da copyright © Rossella Tirimacco. La condivisione è benvenuta, purché venga sempre citata la fonte e l’autrice.
Per utilizzi diversi o pubblicazioni, contattami direttamente.
Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi leggere l’opera di Chaucer o l’opera di Cicerone, trovi il link per acquistare i libri su Amazon qui sotto.
Scegliendo di farlo, mi aiuterai a sostenere il mio lavoro e a continuare a creare contenuti di qualità.
Grazie di cuore
Geoffrey Chaucer Il Parlamento degli uccelli

Cicerone “Il sogno di Scipione”

