I fatti accaduti nella discoteca di Corinaldo riaccendono, o forse “accendono” i riflettori sul mondo giovanile e su come la società sia responsabile della rabbia che i ragazzi mostrano nelle situazioni più disparate.
Sabato 15 dicembre,  19° Rassegna Editoria Abruzzese, durante la presentazione per le scuole del mio libro “Emozioni, tra Musica e Parole” , ho avuto il piacere di poter parlare con un pubblico giovane, ragazzi e studenti che ascoltano e conoscono determinati tipi di musica come quella proposta dal rapper Sfera Ebbasta ed altri. Il tema del libro li ha riguardati molto da vicino, l’influenza della musica nella nostra vita è così minimizzata che spesso non ci si accorge quanto questa possa invece cambiare la nostra esistenza. Ma il problema di tanta violenza, di tanta rabbia deriva dalla musica, o la musica sta solo rappresentando il problema sociale che si sta vivendo? Perché un cantante come Sfera, che canta pezzi “discutibili” riscuote tanto successo tra i giovani? La musica è sempre stato un contenitore dove la gioventù sfogava e sfoga la propria rabbia, e questa attraverso le canzoni ci racconta l’epoca in corso, basti pensare all’epoca di Papaveri e Papere che venne di colpo sostituita dai nuovi gruppi rock vestiti come straccioni e spesso fatti di Lsd che urlavano il cambiamento in atto e a cui veniva affidata la protesta sociale. Infatti certi brani, da sempre non sono che la “rappresentazione sonora” dello stato emotivo giovanile. Un cantante (o presento tale) è un grande megafono di quel tipo di malcontento o particolare situazione, e non importa di che genere musicali si tratti, ciò che conta è il suo linguaggio, i suoi ritmi, i suoi tempi che spesso mostrano un essere umano completamente perso vittima e carnefice delle sue stesse pulsioni e sensazioni. Ma se da una parte è vero che la musica “rappresenta” certi disagi è anche vero che la ripetizione continua di certi tipi di suoni, l’utilizzo di un certo tipo di parole andranno a “modellare” il nostro sistema neuronale, creando così la nostra realtà. Ovvero, le parole sono “comandi”, ogni parola che noi pronunciamo crea un’immagine nella nostra mente e relativa emozione e che quindi andrà ad influenzare il nostro sistema simpatico neurologico, fisiologico e psichico. La ripetizione continua di un certo tipo di parole, e di certe sonorità andranno a creare e a fissare nella nostra mente un certo tipo di pensiero e le nostre convinzioni. Esempio, se mi ripeto a go go che la società è uno schifo, che tutto è marcio e che non c’è nulla che vada bene, io vedrò solo quel tipo di realtà… non vedrò altro.
Parlare ad un pubblico così giovane e attento di questi argomenti, è stata un’esperienza che mi ha molto arricchita. Abbiamo sforato con i tempi ma erano così coinvolti e presi dalle mie parole, soprattutto tenendo conto che la “musica è il loro canale di comunicazione”, che i loro interventi sull’argomento sono stati davvero interessanti. Ciò non ha fatto altro che rafforzare le mie convinzioni di sempre… “Anzichè giudicarli a prescindere, non sarebbe meglio ascoltare ciò che essi hanno da dire?”

Ringrazio il mio editore Jacopo Lupi, Elena Costa Presidente dell’associazione Editori Abruzzesi per l’invito e lo spazio concesso ed infine il mitico Andrea Del Castello per il supporto “tecnico” in qualità di relatore.

 

Rossella Tirimacco

 

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