Ti sei mai chiesto come le emozioni che sperimentiamo da bambini influenzano chi diventiamo da adulti?
Fin dai primi anni di vita, impariamo a sentire e interpretare emozioni come ad esempio la gioia, la rabbia, la tristezza, la vergogna, il disgusto o la paura e così via. Ma cosa accade quando queste emozioni vengono represse, ignorate o giudicate “inappropriate”? L’impatto è profondo e spesso lo portiamo con noi per tutta la vita.
In questo articolo, esploreremo come le prime esperienze emotive formino le fondamenta del nostro mondo interiore e come, sin da piccoli, iniziamo a costruire le mappe emotive che guideranno il nostro futuro.

Si inizia da piccolissimi a cercare soluzioni che ci permettano di affrontare il mondo.
Le emozioni che un bambino sperimenta, come gioia, dolore, rabbia, paura e vergogna, rappresentano il primo processo neurologico che contribuirà a forgiare l’adulto che diventerà. Queste emozioni sono infatti fondamentali per una crescita sana: viverle e riconoscerle, senza reprimerle, costituisce la base su cui si formano le mappe emotive di una persona stabile.

Tuttavia, la società non sempre permette l’espressione delle emozioni. Pensiamo a quante volte abbiamo sgridato o rimproverato bambini, spesso molto piccoli, per i cosiddetti “capricci”. Le urla e i rimproveri dei genitori o dell’adulto in genere diventano così una sorta di “comando” che il bambino immagazzina nel suo cervello come un divieto implicito. Emozioni, come ad esempio la rabbia, vengono dunque represse sin dall’infanzia, diventando una lezione di vita che l’individuo porterà con sé anche nell’età adulta.

Questo processo, che inizia fin dalla tenera età, non si limita solo alla rabbia, ma può coinvolgere molte altre emozioni: il pianto può essere soffocato per timore di apparire deboli, la paura viene ignorata o ridicolizzata, e la vergogna può diventare addirittura una compagna silenziosa che accompagnerà il bambino per tutta la vita.

Man mano che cresciamo, impariamo così a costruire una corazza emotiva. Una sorta di filtro che ci protegge dal giudizio esterno e ci aiuta ad adeguarci alle norme sociali. Tuttavia, questo meccanismo di difesa, se non compreso o elaborato, può diventare un fardello. Molti adulti, infatti, si ritrovano a fare i conti con emozioni “irrisolte” o non espresse, che riaffiorano sotto forma di ansia, stress o persino difficoltà relazionali.

Ma la domanda fondamentale è: come possiamo spezzare questo ciclo? È possibile rieducare noi stessi a sentire le emozioni in modo sano?

La risposta risiede in gran parte nella consapevolezza e nell’accettazione. Riconoscere che tutte le emozioni, anche quelle “negative”, fanno parte della nostra umanità è il primo passo per liberarsi dai condizionamenti sociali che ci impongono di nasconderle. Lavorare su noi stessi significa permettere a quelle emozioni di emergere, esplorandole senza giudizio.

Imparare ad ascoltarci è un processo che richiede tempo, ma è essenziale per recuperare una connessione autentica con il nostro mondo emotivo. E se riusciamo a farlo, possiamo trasmettere lo stesso insegnamento ai nostri figli, offrendo loro uno spazio sicuro in cui esprimersi senza paura di essere giudicati o repressi.

Le emozioni, alla fine, sono il linguaggio primordiale attraverso cui interpretiamo il mondo. Riscoprire il loro valore e la loro funzione ci permette di vivere in modo più pieno, libero e consapevole, sia come individui che come società.

Rossella Tirimacco

Il benessere emotivo è una componente fondamentale per una vita serena e soddisfacente. Se senti che potrebbe essere utile approfondire questi temi insieme a un professionista, non esitare a contattarmi all’indirizzo mail tirimaccorossella@gmail.com o al numero di telefono 3920027855.

Il primo passo verso una maggiore consapevolezza emotiva inizia con una semplice conversazione.