“Le peggiori mancanze le ho fatte a me stessa, quando ho permesso che mi facessero sentire sbagliata solo perché non ero ‘giusta’ per loro.”
Marilyn Monroe
Circola in rete un video di una ragazza che lamenta prese in giro da parte di un gruppetto di persone mentre si trovava in palestra. Tutto questo a causa del suo fisico in sovrappeso. La ragazza è giustamente sconvolta dal trattamento subito da certi individui, e tra le lacrime manifesta la sua intenzione di non recarsi più in palestra.
Purtroppo di certi “campioni” in giro ce ne sono un’infinità, personaggi che si divertono a deridere le vittime di turno, ree di non avere un corpo che corrisponda a determinate caratteristiche stabilite dai canoni della moda o del pensiero collettivo imperante.

Ma torniamo alla ragazza e al video messo in rete che subito diventa virale facendo milioni di visualizzazioni. Moltissimi i commenti di solidarietà con la ragazza e altrettanto di critiche nei confronti di coloro che l’hanno derisa. Numerose le testate che riportano la sua storia, persino un’ospitata dalla Balivo che si interessa alla vicenda.
Tutto giusto, il body shaming va sempre condannato, e la body positivity, di cui la ragazza sembra essere una cultrice, o almeno così sembra esaminando il suo profilo su tiktok, nella sua origine può essere un valido aiuto per imparare ad accettare e ad amare il proprio corpo, o almeno così sembra… ma le cose stanno davvero così?

In questo articolo andremo a vedere da vicino la linea sottile che separa l’accogliere e amare il proprio corpo dall’accettazione tout a court anche di fronte ad evidenti scompensi che potrebbero al contrario, mettere a rischio la nostra salute e che poco o nulla hanno a che fare con il concetto di benessere.
Andremo a vedere in che modo la cultura dell’immagine stia portando dei veri e propri disastri ad intere generazioni e come la linea dell’equilibrio tra lo stare bene con se stessi e il migliorarsi sia stata completamente stravolta.
Premessa: è importante incoraggiare e supportare chi decide di prendersi cura del proprio corpo attraverso lo sport o chi decide di iniziare un percorso alimentare bilanciato all’insegna della propria salute fisica e mentale. Sempre.
I disturbi alimentari e la società odierna
Negli ultimi anni quello dei disturbi alimentari è diventato un vero e proprio tsunami che sembra aver investito la società odierna: obesità, anoressia, bulimia, sono rappresentazioni di un mondo in cui il cibo da nutrimento diventa espressione di un disagio che nel tempo diventa malattia cronica.
Le cause sono molteplici a partire dai problemi endocrini, metabolici, disturbi della tiroide, ecc., ma questi non sono i soli responsabili di determinate patologie, nella maggior parte dei casi infatti, i disturbi alimentari partono dal rapporto che si ha con il proprio corpo o da conflitti interni che portano a cercare nel cibo una sorta di gratificazione che vada a supplire mancanze o eccessi inerenti la propria sfera personale.
Il coinvolgimento della moda e della pubblicità nella promozione di un modello di donna XS
Una bella donna non è colei di cui si lodano le belle gambe o le braccia ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti
Lucio Anneo Seneca, aforisma
Per decenni in la moda ha pubblicizzato modelli di donna con taglie XS o al massimo una small, anni di massicce campagne pubblicitarie che hanno influenzato intere generazioni promuovendo una sorta di paradigma della donna skinny, un “sogno” per molte irrealizzabile e che ha portato milioni di donne (soprattutto adolescenti) a sentirsi “sbagliate” con il proprio corpo. Gli stereotipi generatosi a seguito di certe derive pubblicitarie, hanno creato danni notevoli nella psiche di persone magari più fragili, i cui risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti. La diversità è stata quindi in un qualche modo bandita e tale degenerazione di pensiero è arrivata al suo culmine nel momento in cui si è creato un modello di donna non solo di peso e misura ma anche di lineamenti del viso (e non solo) . La chirurgia estetica che tanto ha invaso la nostra società è stata così la ciliegina sulla torta di una linea di pensiero estremizzata, che ha portato milioni di donne a “rifarsi letteralmente i connotati” per una questione di moda. L’unicità che contraddistingueva visi bellissimi spazzata via a colpi di botox e bisturi.

Arrivano le curvy!
“Non vorrei mai essere una donna pelle e ossa. Il mio corpo mi piace così com’è. E poi le curve stanno così bene su una donna!”
Marilyn Monroe
Dopo decenni di celebrazioni di un certo tipo di corpo, ecco che iniziano a fare la loro comparsa sulle passerelle nuove modelle: le curvy. Un nuovo tipo di fisicità femminile inizia ad imporsi, più al passo con i tempi e con il mondo reale fino ad allora considerato small. Un progresso soprattutto dal punto di vista della salute di molte giovani, la cui voglia di raggiungere un corpo da modella ha portato negli anni molte di loro a soffrire di anoressia.

Anoressia un problema dei Paesi industrializzati
L’incidenza dell’anoressia nervosa sembra essere stabile dal 1970 intorno a 5-5,4 casi per 100000 abitanti per anno. Il picco d’incidenza è tra i 15 e i 19 anni. Intorno a quest’età, infatti, l’adolescente si trova a dover fronteggiare la sessualità e i cambiamenti del proprio corpo. La diffusione dell’anoressia sembra essere di gran lunga maggiore nei paesi industrializzati, dove vi è abbondanza di cibo e in cui è enfatizzato il valore della magrezza. Questo disturbo dell’alimentazione si manifesta prevalentemente nel sesso femminile. (Elena Lazzeri “Anoressia nervosa: significato, sintomi, cause e cura”)
Ovviamente le cause di tali disturbi sono molteplici ma il primo tra tutti è il terrore di ingrassare. Rabbia e paura sono due sorelle che si nascondono una dietro l’altra, e quando queste due emozioni prendono in mano la tua vita, come nel caso di certe ossessioni, ad esempio ” la paura di ingrassare”, queste finiscono per sfociare inevitabilmente in malattia.

La cultura del silicone
“Mi sono fatta un tatuaggio con scritto: ‘Made in England’ al di sotto del piede; rappresenta come mi sono sentita per molto tempo, una bambola più che una persona”.
Kate MossSe la donna curvy ha rilanciato un’immagine diversa della donna odierna, più concreta e più aderente alla realtà dove le forme generose vengono riconosciute non più come un “difetto” ma come un valore, non passerà molto tempo prima che le rotondità non diventino un nuovo modello da inseguire e da fare proprio. Le maggiorate che tanto andavano in voga fino al secolo scorso, prima di essere bandite dalla “donna skinny”, tornano prepotentemente alla ribalta rilanciando nuovi canoni estetici dove la misura di seno supera abbondantemente la quinta. Lavoro per i chirurghi plastici dunque, in un mondo dove i seni, le labbra, i fondoschiena finiscono per diventare, per una gran fetta di popolazione, elementi cuci e scuci. La cultura del silicone diventa così la nuova moda che andrà ad imporsi in una società che sempre più vede la donna come una bambola da gonfiare e sgonfiare a piacimento.

Le over size in passerella
L’imposizione della moda curvy segna uno spartiacque tra le fisicità fino ad allora considerate come modelli ideali e se il sovrappeso non viene più visto come un difetto, anche l’obesità rivendica un proprio ruolo all’interno della società. Dove c’è domanda il marketing crea l’offerta e il dilagare dell’obesità porta la moda a creare nuovi elementi in grado di soddisfare le ultime richieste. Iniziano così a sfilare in passerella modelle over size. La body positive, prende sempre più piede mettendo al centro la libertà de corpi e il concetto di inclusione viene ampliato ad ampio spettro.

Ogni corpo è valido
E’ questo il pensiero su cui affonda le radici la Body positivi, un Movimento che prende piede negli anni ’90 sulla scia del movimento Fat Acceptance. L’ iniziale accettazione del grasso e la lotta alle discriminazioni anti-grasso portata avanti dal Movimento finisce per diventare così negli anni a seguire una filosofia di pensiero che finisce per inglobare al suo interno tutti i tipi di corpi, indipendentemente dalla taglia, dalla forma o dal peso: la Body positivity, appunto. La lotta alla body shaming (derisione e discriminazione di un individuo per via del suo aspetto fisico) uno stigma che il movimento si propone di eliminare.
Si rafforza così l’idea che non può e non deve essere rappresentata una sola tipologia di fisicità ideale come quella portata avanti negli anni dalle grandi sfilate di moda. Skinny, curvy, over size, plus size la donna è multiforme e la bellezza non è una questione di misure, né di età, né di peso.
In tale contesto la body positivity diviene così un valido aiuto per rafforzare l’autostima di milioni di persone fino ad allora escluse dai canoni di bellezza imposti dalla società, perché proprio come recita lo slogan del Movimento “ogni corpo è valido“. E’ infatti importante sostenere la diversità di ogni tipo, ma non dovremmo mai perdere di vista il concetto di salute, far finta di niente di fronte ad un considerevole aumento di peso significa ignorare i pericoli verso i quali si va incontro.

Accettare se stessi o approvarsi? La linea di confine tra lo star bene e la visione dell’obesità come tipologia costituzionale
Non entrerò in questo articolo nel merito della cause specifiche che portano milioni di persone a soffrire di disturbi alimentari (un problema che ho toccato con mano sulla mia pelle), è però importante vedere come la body positivity si inserisca in questo contesto e come tale linea di pensiero venga “adattata” ad un modello secondo il quale ” l’obesità dovrebbe essere accettata come tipologia costituzionale.
L’iniziale “accettazione” del proprio corpo, tanto diffusa dal Movimento, per alcuni soggetti si trasforma così in “approvazione” e in alcuni casi in “glorificazione” per se stessi e per il proprio stato. Accettare il proprio corpo però non necessariamente indica “approvare” una condizione di obesità grave e questa non dovrebbe essere mai celebrata con slogan del tipo “grasso è bello”. Ma è proprio sulla scia di questa corrente di pensiero che diversi individui iniziano ad adattare alla propria condizione fisica la filosofia del Movimento, distorcendo in parte il messaggio originale. Come nel caso di alcune modelle “over” che sono addirittura arrivate a NON voler perdere peso per non perdere i propri fan! Emblematico il caso di Sarah Rout una modella oversize dal peso di 177 chili, quando nel 2016 all’età di trent’anni nonostante rischiasse la vita e nonostante avesse problemi nello svolgere le più semplici attività, decise comunque di non perdere peso per non deludere i suoi fan.
Il caso di Sarah non è il solo e non sarà l’unico ad inviare certi tipi di messaggi a milioni di persone e nell’era dell’iperconnettività certe modelle finiscono purtroppo per diventare “modelli” da seguire. Si arriva così al punto che lentamente parlare di obesità diviene una sorta di tabù e concetti ovvi e universalmente accettati, come ‘il troppo stroppia’, vengono distorti e reinterpretati in modo dannoso e la critica nei confronti dell’obesità viene così etichettata come ‘grassofobia’.
L’immagine pubblica e la promozione dell’obesità:
Nel corso degli ultimi anni sarà la presenza di figure pubbliche a dare una sorta di ‘affermazione’ all’obesità come nel caso della cantante Lizzo che addirittura sembra celebrare una condizione decisamente poco salutare. La cantante è infatti un’icona della body positivity, e i suoi messaggi inclusivi incoraggiano l’accettazione di se stessi e la celebrazione della propria bellezza indipendentemente dalle dimensioni. Tuttavia, mentre il suo messaggio è giusto e sacrosanto, si pone spesso una linea di confine sottile tra l’accettazione e la promozione, che può essere facilmente superata. Non mancheranno infatti le critiche al ‘modello Lizzo’ che sembra appunto promuovere uno stile di vita poco sano e potenzialmente dannoso, specialmente per i suoi giovani fan. Questi modelli sollevano diversi interrogativi sul confine tra l’accettazione del proprio corpo e la promozione di comportamenti poco salutari.

Il commercio dell’obesità:
Intorno alla musica ruota da sempre l’industria del commercio fatta di gadget vari, vestiti, profumi, borse, prodotti alimentarie e tutto l’immaginabile che può essere venduto e in grado di fare cassa. Capovolto il concetto di obesità ecco che si vanno a creare prodotti ad hoc che facciano tendenza. E ci riesce Beth Ditto, la frontwoman della band musicale Gossip che finisce con il trasformare la sua figura fisica in un brand commerciale. La cantante, esattamente come Lizzo, ha contribuito a sfidare gli standard tradizionali di bellezza e a promuovere l’accettazione di se stessi. Ma anche nel suo caso, è importante porsi delle domande se la ‘commercializzazione’ dell’obesità può influire sul modo in cui le persone con determinate caratteristiche fisiche vengono sfruttate per fini di lucro.

Messaggi distorti
Abbiamo visto come dall’accettazione all’approvazione il passo sia breve e diventa ancora più breve quando lentamente, soprattutto attraverso i social, diversi attivisti del Movimento iniziano a diffondere messaggi distorti affermando ad esempio che l’obesità non esiste come malattia.


Ma davvero può bastare “credere” ad affermazioni discutibili come quelle su riportate, che queste diventino vere? Accettarsi, amarsi, volersi bene è fondamentale ma lo è altrettanto non nascondersi dietro un dito o illudersi che il peso eccessivo non influenzi il nostro stato di salute. Cuore, diabete, ipertensione, problemi vascolari e respiratori, sono solo alcuni dei tanti sintomi derivanti dall’obesità grave.
Includere, rispettare, accettare le tante diverse tipologie costituzionali è d’obbligo, così come lo è fare una corretta informazione sui rischi derivanti dal peso eccessivo, soprattutto quando questo diviene così invalidante da creare difficoltà persino nei movimenti.
Influencer e modelle hanno il dovere morale di non diffondere falsi messaggi che purtroppo fanno presa sulle tante fragilità di chi vive l’obesità. Il paradigma su cui si basa la nostra cultura dell’immagine verte purtroppo su una questione di “moda” e troppo spesso viene trascurato il concetto di benessere. Riportare al centro lo star bene senza “fissarsi” troppo con il peso, e rimanere nello stesso tempo in equilibrio senza mai eccedere, o troppo da un lato o dall’altro, è una delle chiavi di volta per un reale cambiamento.
Concludendo: ognuno di noi nel profondo sa ciò che è bene e ciò che non lo è per la nostra salute. I disturbi alimentari o i disturbi metabolici sono una forma di linguaggio che il nostro corpo utilizza per comunicare che “forse c’è qualcosa nella nostra vita da cambiare”. Il cambiamento fa paura, ma è proprio dietro le nostre paure più profonde che spesso è possibile trovare la chiave della serenità.
© Rossella Tirimacco
Curiosando in rete ho trovato un articolo molto interessante dal titolo “Come un paradigma imperfetto ha fatto deragliare la scienza dell’obesità” . Si tratta di un approccio differente verso le cause dell’obesità e che sicuramente, a mio avviso, fa riflettere.

