La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024 ha suscitato diverse polemiche. Il progetto ideato da Thomas Jolly, volto a rappresentare una grande festa pagana richiamando gli dei dell’Olimpo, ha sollevato numerose critiche non solo dal mondo cattolico, ma anche da varie voci politiche.

Le immagini delle drag queen sedute a tavola, da molti percepite come un’allusione all’affresco di Leonardo da Vinci “L’Ultima Cena” , hanno suscitato le ire di molti, soprattutto tra i credenti. La sovrapposizione di un simbolo religioso con una rappresentazione della comunità LGBTQ+ è stata vista come una profanazione e un tentativo di sminuire la religione cristiana. E non è piaciuto allo stesso modo la rappresentazione di Bacco-Grande Puffo che gozzoviglia in un piatto di cibo. L’ideatore si è difeso, scusandosi con il mondo cattolico e chiarendo che il suo intento non era quello di scioccare o essere sovversivo. Ha chiarito che l’ispirazione per quella scena proveniva dalla figura di Dioniso, il dio greco del vino e della festa e l’idea era quella di rappresentare un banchetto pagano e un momento di convivialità. Infine ha aggiunto: “In Francia abbiamo il diritto di amarci come vogliamo e con chi vogliamo. Abbiamo messo in scena le idee repubblicane, di benevolenza e di inclusione.”
Inclusione dunque, amore libero, feste… ma i valori dei giochi olimpici? Che ne è della loro storia?

L’Interpretazione delle Immagini e la Comunicazione

Il problema non risiede tanto in ciò che si vuole comunicare, quanto in come viene recepito. Esistono immagini fisse nella memoria collettiva, è la pareidolia un fenomeno psicologico che ci porta a vedere cose note in forme astratte, come ad esempio nelle nuvole, nelle montagne o addirittura nelle pietre. I direttori artistici che hanno curato la cerimonia dovrebbero essere consapevoli che gran parte del pubblico avrebbe accostato “il quadro vivente” a un’immagine a loro nota come quella dell’Ultima Cena. La questione è se si tratta di dilettanti in tema di comunicazione o di soggetti in mala fede che hanno volutamente utilizzato tale immagine per suscitare polemiche e attirare l’attenzione sui Giochi.

Secondo alcuni, sembra che la scena delle drag queen sedute a tavola durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi possa invece essere stata ispirata dal dipinto Le Festin des dieux di Jan Harmensz van Bijlert, un artista francese del Seicento. Il dipinto rappresenta un sontuoso banchetto degli dei sull’Olimpo, durante la celebrazione del matrimonio di Teti e Peleo. Al centro della scena troneggia Apollo, riconoscibile per la lira e la corona, mentre Bacco si rilassa in basso. È interessante notare come alcuni elementi, come la corona di Barbara Butch e Bacco stesso, ricordino quelli del dipinto storico.

Le contraddizioni di una manifestazione che ha perso il suo spirito originario

In molti si sono chiesti: “Cosa c’entrano le drag queen con le Olimpiadi?” Le Olimpiadi sono nate come celebrazione dello sport, della pace e della fratellanza tra i popoli, mettendo al centro l’importanza di corpi sani e in salute. Un approccio più classico avrebbe probabilmente centrato meglio il tema. Invece di una cultura arcobaleno travestita da arte, il pubblico ha bisogno di ritrovare quei valori che diedero origine alle Olimpiadi. Nell’antica Grecia, le Olimpiadi erano infatti un sacro rito rispettato da tutti, una tregua sacra che permetteva ai popoli in guerra di partecipare ai giochi in pace. I giochi erano dedicati a Zeus, il re degli dei, e rappresentavano un momento di tregua e unità tra le città-stato greche. Gli atleti partecipavano in nome della loro città, ma anche per dimostrare il proprio valore e onorare gli dei.

Pierre de Coubertin

Il fondatore delle Olimpiadi moderne, Pierre de Coubertin, aveva una visione di pace e unità internazionale. Credeva che lo sport potesse promuovere la comprensione reciproca tra i popoli e contribuire alla pace mondiale. Oggi, invece, vediamo la partecipazione di Paesi che continuano a perpetrare conflitti, come ad esempio Israele, che partecipa alle Olimpiadi mentre continua la sua guerra contro il popolo palestinese. E se Israele può partecipare a pieno titolo ai Giochi Olimpici, Russia e Bielorussia al contrario sono state escluse, due pesi, due misure. Le contraddizioni emergono inoltre su più fronti compreso l’esclusione di alcuni atleti di Paesi “ostili” ammessi alla partecipazione sotto bandiera neutrale, esclusi dal partecipare alla sfilata della cerimonia inaugurale. Insomma, tutto il contrario dei valori olimpici.

L’ipocrisia moderna

Così, mentre discutiamo della presentazione della cerimonia, i veri problemi e la grande ipocrisia dei giochi olimpici vengono nascosti dietro un “quadro vivente”. Le Olimpiadi dovrebbero essere un simbolo di pace e unità, ma oggi non sono che un palcoscenico di contraddizioni pieno di ideologie politiche in tutte le salse. Le vere questioni, come appunto l’esclusione di atleti e la partecipazione di Paesi in conflitto, vengono messe da parte in favore di una rappresentazione superficiale e patinata. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024 ha certamente sollevato molte discussioni e messo in rilievo tutta la decadenza di una società che ha perso la sua componente spirituale. Tuttavia, questa storia può darci lo spunto per riflettere sul significato delle Olimpiadi e sulla necessità di ritrovare quei valori che “accesero la sua fiamma”! In un mondo sempre più impazzito, dove ipocrisie e conflitti regnano sovrani, le Olimpiadi devono tornare ad essere un faro di speranza e di pace, un simbolo di un mondo evoluto non solo nelle conquiste materiali, ma soprattutto nei cuori e nelle menti delle persone.

E voi cosa ne pensate?

Rossella Tirimacco