Le Olimpiadi di Parigi 2024, un evento che dovrebbe celebrare l’eccellenza sportiva e l’unità tra i popoli, si sono trasformate in un palcoscenico per una controversia che va ben oltre il mondo dello sport. Al centro del dibattito c’è la pugile algerina Imane Khelif e la sua partecipazione ai giochi, nonostante le evidenti incongruenze riguardanti il suo sesso biologico. Ma le cose stanno davvero così? Scopriamolo insieme…
Credo che le Olimpiadi 2024 passeranno alla storia come uno dei momenti più bassi nella storia dello sport. Se non sono bastate le esagerazioni della cerimonia di apertura, se non sono bastate le ipocrisie che hanno visto la partecipazione di Paesi in pieno conflitto armato, se non è bastata la Senna inquinata con tanto di pantegane che rivendicavano il loro territorio, costringendo gli atleti di triathlon a gareggiare in quel fiume e poi soffrire di vomito e malori, poteva mancare il caso gender? Certo che no!

L’Incontro Carini-Khelif
L’incontro che ha visto Angela Carini abbandonare il ring dopo soli 45 secondi, lasciando la vittoria alla sua avversaria Imane Khelif, ha scatenato un’ondata di dissenso nei confronti di una cultura gender-woke, ma ha anche alimentato isterie collettive e strumentalizzazioni politiche, intrecciando in questa storia ideologie contrastanti e discussioni animate.
Il caso nasce dall’ammissione della pugile algerina alle Olimpiadi, nonostante questa sia stata precedentemente esclusa dai Campionati mondiali di boxe femminile IBA 2023. Dai risultati del test del DNA è emersa infatti la presenza di cromosomi Y nel corpo di Imane, cromosomi maschili dunque, che di fatto non le avrebbero permesso di gareggiare nella categoria femminile. Quindi, Imane è uomo o donna?
La Complicazione dei Cromosomi
La cosa si complica ulteriormente nel momento in cui il Comitato Olimpico esclude dall’organizzazione della competizione di pugilato l’Associazione Internazionale di Boxe e autorizza la partecipazione di Khelif. A questo punto, non si parla più di cromosomi, ma di ormoni e di livelli di testosterone elevati che secondo il Comitato “non forniscono alcun vantaggio all’atleta”.
Lo status olimpico dell’IBA è stato revocato a causa di problemi di governance e della percezione di corruzione nei giudici e negli arbitri. Di conseguenza, gli eventi di boxe a Parigi per le Olimpiadi estive 2024 sono stati gestiti dall’Unità di boxe Parigi 2024 del CIO e che hanno utilizzato regole diverse dall’IBA, autorizzando così Khelif a competere a Parigi, confermando che rispettava tutte le norme mediche e di idoneità necessarie per l’evento. (fonte wikipedia)
Imane Khelif, da parte sua, parla di un “complotto”, mentre Carini sostiene di aver ascoltato il suo corpo e di aver capito da quell’unico pugno ricevuto di dover abbandonare la gara. Ad oggi, la situazione di Khelif solleva molte domande senza risposte definitive. Ci troviamo di fronte a una questione complessa che richiede maggiore chiarezza e sensibilità. È possibile che Khelif rientri in uno di quei rari casi di donne con il cromosoma Y? Questa incertezza alimenta il dibattito, i cori da stadio e le speculazioni di ogni tipo.

Parole e Slogan
Così iniziano a venir fuori parole come transessuale, intersex, sesso indefinito e tutta una serie di slogan che vanno nella direzione del “caos”. L’opinione pubblica è divisa anche se la bilancia pende di più per la Carini che da un lato viene vista come una vittima di un sistema ingiusto, mentre altri sostengono che Imane Khelif abbia giustamente il diritto di competere. Le offese non mancano e le volgarità che circolano in rete nei confronti dell’atleta algerina lasciano l’amaro in bocca, tanto è il livello di bassezza che si è raggiunto. In tutto questo si aggiunge la politica che ovviamente strumentalizza la questione. Entrambe le atlete si trovano in una situazione estremamente difficile, vittime di una controversia che mette in discussione i fondamenti dell’equità sportiva. Ma le cose stanno davvero così?

Una Nuova Prospettiva
Andiamo oltre e proviamo ad osservare da un’altra visuale quanto sta avvenendo, perché come abbiamo imparato a comprendere “le armi di distrazione di massa sono molteplici e variegate”. Di tutta questa storia vanno esaminati alcuni dati, in primis il curriculum di Khelif.
- Nel 2018 partecipa ai Campionati mondiali di boxe femminile AIBA di Nuova Delhi.
- Nel 2019 rappresenta il suo Paese ai Campionati mondiali di boxe femminile AIBA in Russia.
- Nel 2020 rappresenta sempre il suo Paese nella gara dei pesi leggeri alle Olimpiadi estive del 2020 a Tokyo.
- Nel 2022 partecipa ai Campionati mondiali di boxe femminile IBA e diventa la prima pugile algerina a raggiungere la finale.
Sarà solo nel marzo 2023 che Khelif verrà squalificata per non aver soddisfatto i criteri di idoneità poco prima del suo incontro per la medaglia d’oro ai Campionati mondiali di boxe femminile IBA 2023. Questi i dati e non sono in discussione.

Domande senza Risposta
Ora mi chiedo: come mai è stato permesso a un’atleta con un sesso considerato da alcuni indefinito di gareggiare nella categoria femminile per diversi anni e in vari campionati? La storia dei cromosomi è venuta fuori solo ora? Mi riesce difficile credere che il test che dimostra la presenza del cromosoma Y sia emerso solo in questa circostanza! Anche se, come abbiamo già visto la questione inizia dai Campionati mondiali di boxe femminile IBA 2023, quando arrivata in finale l’atleta venne squalificata poco prima dell’incontro per la medaglia d’oro per non aver appunto soddisfatto i criteri di idoneità.
In seguito il presidente dell’IBA Umar Kremlev ha dichiarato all’agenzia di stampa russa TASS nel 2023 che le squalifiche erano dovute al fatto che i test del DNA “hanno dimostrato che avevano cromosomi XY”. Il Washington Post ha affermato che ” non è chiaro quali standard Khelif e Lin Yu Ting non siano riusciti [nel 2023] a portare alle squalifiche”.L’IBA non ha rivelato la metodologia dei test, affermando che “le specifiche rimangono riservate”.
Il 31 luglio 2024, in merito alla decisione del 2023, l’IBA ha dichiarato che Khelif e altri “non si sono sottoposti a un esame del testosterone ma sono stati soggetti a un test separato e riconosciuto, per cui i dettagli rimangono confidenziali” e che “si è scoperto che avevano capacità competitive”. vantaggi rispetto ad altre concorrenti donne”. (fonte wikipedia)
Khelif afferma di non essere transgender, ma secondo diverse fonti avrebbe un disturbo dello sviluppo sessuale (DSD), che fa sì che alcune femmine abbiano cromosomi XY e livelli di testosterone nel sangue tipici di un maschio. Questo punto solleva diverse domande sulla regolamentazione sportiva e su come garantire equità senza discriminare atleti con tali condizioni. Inoltre, sappiamo che in Algeria l’identità transgender è vietata, non è consentito cambiare genere o sesso sui documenti di identità, né sono consentiti trattamenti medici o ormonali per la transizione a un altro sesso.
Di fronte a tutto questo, vien da chiedersi se c’è mala fede, superficialità, grande voglia di metterla tutta in caciara, una battaglia politica, una volontà occulta di creare casi in questa Olimpiade o ci troviamo di fronte davvero a un caso che vuole le donne vittime di quella che cultura maschilista e gender-woke?
Difficile dirlo. Personalmente ritengo che andrebbero stabilite delle regole chiare ed univoche che tutelino sia gli atleti sia la loro identità di genere. Far gareggiare due donne sostanzialmente e biologicamente così diverse è giusto? Vengono rispettate le regole del gioco quando ciò viene permesso? Le Olimpiadi sono sempre state un simbolo di unità e inclusività, ma il caso Khelif-Carini dimostra che c’è ancora molto da fare per garantire che tutti gli atleti siano trattati con equità. Questo caso solleva infatti la questione di come bilanciare l’inclusività con l’integrità delle competizioni sportive.

Sul ring due atleti perdenti
Così da un lato vedo la Carini, affranta mentre tra le lacrime piange tutta la sua sconfitta. Dall’altro vedo Khelif, un’atleta la cui identità di genere è oggetto di dibattito mentre alza il braccio della vittoria con la consapevolezza di non aver vinto affatto. Sul ring abbiamo due atleti perdenti, verso cui provo una profonda pena. Non ha vinto Khelif, né la Carini; entrambe sono vittime di una società che deve ancora trovare un modo per gestire questioni così complesse in modo equo e rispettoso. Le Olimpiadi di Parigi 2024 saranno ricordate non per le medaglie o per le imprese sportive, ma per aver messo in luce una battaglia sociale che ci costringe a rivedere cosa significhi davvero essere atleti, uomini, donne e, soprattutto, esseri umani.
Rossella Tirimacco
