A volte restiamo fermi per mesi, bloccati da mille pensieri. Rimandiamo decisioni, ignoriamo segnali, aspettiamo “il momento giusto”. Poi arriva qualcosa, o qualcuno, che ci costringe a muoverci.
Non perché siamo pronti, non perché l’abbiamo scelto…
Ma perché non abbiamo più scelta.

È quella che possiamo chiamare “la spinta forzata”. Non è elegante, non è comoda, non è ispirazionale.
Ma funziona.

Come quella volta che, pedalando lentamente nella vita, ti volti… e scopri che alle tue spalle c’è qualcosa che ti sta correndo dietro.
Allora capisci che non hai più tempo per pensare: è ora di agire.

Ci sono momenti in cui restiamo fermi, nell’ineluttabile attesa che qualcosa nella nostra vita cambi.
Si può restare immobili per mille ragioni: a volte è una scelta consapevole, perché in quel momento è davvero la soluzione più giusta.
Il più delle volte, però, restiamo fermi per “pigrizia” o per paura… e quasi sempre, è quest’ultima a tenerci bloccati.

Ma paura di cosa?
La risposta è semplice quanto assurda: paura di scegliere.

Perché scegliere significa anche rinunciare, chiudere una porta, chiudere relazioni, mettersi in gioco e in discussione, affrontare il giudizio altrui o — peggio ancora — il nostro. Ma soprattutto significa cambiare.

E il cambiamento spaventa.

Sempre.

Così rimandiamo. Aspettiamo. Galleggiamo. Perdiamo tempo… o meglio lo “subiamo” senza viverlo.
Restiamo sospesi in una sorta di limbo, in cui il futuro diventa figlio del “farò, dirò, vedrò”
Ma intanto tutto resta uguale. I giorni passano, a volte i mesi, spesso gli anni.

Eppure, in natura, nulla resta fermo.
Tutto è movimento, trasformazione, un continuo divenire e chi tenta di opporsi o crea ostacoli, ne viene travolto. Così come non puoi fermare gli elementi naturali- prova a fermare un terremoto, o un uragano- così non puoi fermare il “movimento” della tua stessa vita.

La natura, o la “vita”, se preferisci, sempre prodiga di soluzioni, trova infatti sempre il modo di rimettere in circolo ciò che è bloccato, e lo fa attraverso: problemi, rotture, imprevisti, segnali di ogni tipo, e spesso con quella che finiamo con il chiamare “mala sorte” che nella sua eccezione più colorita diventa “sfiga”. Un caos che finisce con il travolgerci e che ci butta fuori dal nostro, tutto sommato “comodo” limbo.
È lì che nasce la spinta forzata.

Una spinta che non ti chiede il permesso.
Non ti avverte con garbo.
Semplicemente ti scaraventa dove non volevi andare, ma dove, forse, dovevi arrivare.

Il punto però non è la spinta in sé.
È quello che fai dopo.

Perché è proprio il “dopo” a determinare il corso degli eventi, in bene o in male…
ammesso che queste due categorie siano davvero opposte. In fondo, entrambe sono facce della stessa medaglia: esperienze necessarie, propedeutiche alla nostra evoluzione.

Davanti a te ci sono sempre due strade: reagire o soccombere.
Puoi lasciarti travolgere e permettere, ancora una volta, che sia la vita a decidere per te.
Oppure puoi scegliere di muoverti e cercare la tua strada.

E spesso, proprio quando ti sembra di non avere risorse, scopri energie e capacità che non pensavi nemmeno di possedere. Quante volte, guardandoti indietro, hai pensato: “Se non fosse successo quel caos… non mi sarei mai mosso/a.”

La verità è che certe rivoluzioni iniziano da una scossa, non da un’illuminazione. Non è la carezza che scuote, ma lo schiaffo.

La vita non è quasi mai poesia: il più delle volte è fango, rabbia, stanchezza e adrenalina.
Tutte cose terribili da sopportare, questo sì.
Ma funzionano. Ti smuovono. Ti spingono oltre.

La spinta infatti non sarà mai elegante.

Ma sarà efficace.

Non ti darà tempo di prepararti.
Non sarà amorevole né gentile.
Non si curerà dei tuoi piani o delle tue paure.
Ma potrebbe essere esattamente ciò che ti serviva per svegliarti.

Perché, tra l’annegare in un bicchiere d’acqua mentre sei convinto di trovarti in un oceano, hai solo una scelta: tirarti su.

E sai una cosa?
A volte serve proprio questo: un terremoto emotivo, una rincorsa obbligata, un cinghiale immaginario alle calcagna.
Perché il cambiamento non arriva sempre con i fiori in mano.
A volte arriva con il fiato corto e le ginocchia sbucciate.

E tu? Hai bisogno di un orso per cominciare a correre?

O puoi decidere tu, qui e ora, di metterti in moto?

Dimenticavo… La motivazione a volte è difficile da trovare, ma ti conviene cercarla, altrimenti sarà lei a cercare te. Magari la tua motivazione non sarà un lampo di genio. Probabilmente è “solo” una scelta.
Anche imperfetta. Anche scomoda. Ma pur sempre una scelta. E in fondo, a pensarci bene: restare fermi fa più paura di ogni corsa improvvisata.

Rossella Tirimacco

Professionista nella Relazione d’aiuto , Trainer esperta in Comunicazione e processi RelazionaliOperatrice linguaggio del Colore e Feng Shui

Il presente testo è protetto da copyright © Rossella Tirimacco. La condivisione è benvenuta, purché venga sempre citata la fonte e l’autrice.
Per utilizzi diversi o pubblicazioni, contattami direttamente.