Ho riascoltato oggi la canzone Girotondo, di Fabrizio De Andrè. Una canzone che avevo lasciato lì, in un angolo della memoria. Eppure, nel riascoltarla, qualcosa si è aperto dentro.

Marcondiro’ndera Marcondiro’ndà… un girotondo di bambini, un ritornello che risuona come una nenia dolceamara, mentre tutt’intorno c’è morte e distruzione. Il mondo guarda impassibile la “strage degli innocenti”, mentre si concentra sul dibattito sterile se sia genocidio o guerra. Ma intanto, la morte dei bambini è di casa a Gaza.

È questo il presente.
Un presente distopico, privo di compassione, dove anche l’orrore è stato normalizzato.

Se verrà la guerra, Marcondiro’ndera
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?

Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro’ndera
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.
Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro’ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n’è andato, chissà quando ritornerà.

L’aeroplano vola, Marcondiro’ndera
l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà.
Se getterà la bomba, Marcondiro’ndera
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l’aviatore che non lo farà
ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro’ndera
la bomba è già caduta, chi la prenderà?
La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
sian belli o siano brutti, Marcondiro’ndà

Sian grandi o sian piccini li distruggerà
sian furbi o sian cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?
Non potremo più giocare al Marcondiro’ndera
non potremo più giocare al Marcondiro’ndà.

E voi a divertirvi andate un po’ più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?
Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.
Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

Sono diversi gli autori che negli anni si sono cimentati a scrivere canzoni contro la guerra. Fabrizio De André occupa un posto di rilievo con testi che ancora oggi risuonano come ferite aperte.
Tra le tante, una in particolare è forse la più cruda e diretta. Tratta dall’album Tutti morimmo a stento del 1968, “Girotondo” è una sorta di ballata che intreccia il gioco dell’infanzia al dramma della guerra.

Il girotondo che noi tutti conosciamo — “Marcondiro” — diventa lo sfondo di strofe che narrano l’orrore delle bombe. Una cantilena resa ancora più agghiacciante dalla voce profonda di De André accompagnata dal coro dei bambini. L’innocenza infantile si mescola così alla follia degli adulti, creando un contrasto che colpisce ancora oggi.

In Girotondo il cantautore chiede ai bambini: “Se verrà la guerra, chi ci salverà?”. E i piccoli, con la loro ingenuità, offrono risposte che appaiono quasi leggere, ma che suonano come pugnalate. È la genialità di Faber: trasformare una filastrocca in un grido di denuncia, un monito che svela tutta l’assurdità della guerra.

Riascoltando questa canzone oggi, mentre a Gaza i bambini muoiono sotto le bombe e il mondo assiste impotente e in parte anche indifferente, le sue parole assumono un peso insopportabile. Quel girotondo, che allora sembrava un gioco crudele della fantasia, è diventato realtà. Le domande poste da De André più di cinquant’anni fa restano senza risposta: chi salverà i bambini di oggi? Il silenzio della politica, l’accettazione passiva di un genocidio in mondovisione ci riporta indietro con la memoria di un secolo ad altre guerre.

Tutto si ripete. Cambiano solo gli attori.

In un’intervista, De André descrisse l’album come un manifesto in cui si parla non solo della morte fisica, ma anche della morte psicologica dell’individuo. È lo stesso senso di annientamento che vediamo ripetersi oggi, in un mondo che sembra non aver imparato nulla.

Una canzone sempre attuale, dunque. Forse troppo. E nel silenzio assordante che avvolge le vittime di Gaza, il girotondo dei bambini continua a girare, come una profezia di un futuro distopico che si compie tragicamente sotto i nostri occhi…. Marcondiro’nderaMarcondiro’ndà...

Professionista nella Relazione d’aiuto , Trainer esperta in Comunicazione e processi RelazionaliOperatrice linguaggio del Colore e di Feng Shui

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