La vera libertà è silenziosa: nasce quando il rumore del mondo non riesce più a disturbarti dentro.

Luca Martelli

Secondo Wikipedia, la libertà è la condizione in cui un individuo può pensare, esprimersi e agire senza costrizioni.
Secondo Kant, invece, la libertà entra davvero in gioco solo quando diventa azione — ed è proprio lì che inizia a scontrarsi con i condizionamenti esterni.
Mi vesto come voglio, dico ciò che penso, faccio ciò che mi pare… finché non arriva il giudizio, la moda, il “buon senso”.
E così, nel tentativo di essere liberi, ci ritroviamo incastrati in nuove catene invisibili.

Eppure, la parola libertà continua a vibrare in ogni discorso: politico, religioso, culturale, personale.
È un vessillo, un mantra, un’illusione collettiva che agitiamo per sentirci vivi.
Ma poi, se la guardiamo da vicino, un dubbio inevitabilmente sorge:
Cosa vuol dire davvero essere liberi?

Siamo convinti di esserlo, di non accettare catene né barriere. Ma basta osservare la scala umana, dal piccolo al grande, per accorgersi che ognuno tenta, in un modo o nell’altro, di limitare la libertà altrui.
Giudichiamo, condanniamo, etichettiamo, spesso con la stessa convinzione con cui difendiamo il nostro “diritto” a essere liberi.
Un paradosso perfetto: pretendere la libertà e allo stesso tempo negarla.

Non serve guardare i grandi scenari del mondo per coglierlo.
Basta osservare un gruppo di persone che parla di qualcuno che non c’è.
Le “comari di paese” sono solo un simbolo: ogni volta che giudichiamo, anche solo per un istante, una catena invisibile comincia ad avvolgerci.
Catena fatta di pensieri altrui, aspettative, paure di essere giudicati a nostra volta. E a poco a poco, ciò che chiamiamo “libertà” si trasforma in una prigione costruita dentro la mente.

È curioso, vero?
Anche esprimere un giudizio è un atto di libertà. Così, mentre priviamo l’altro della sua di libertà, esercitiamo e imponiamo la nostra.
Un perfetto gioco di specchi, dove ciascuno brandisce la propria libertà come un’arma, senza accorgersi che nel farlo la perde.

Forse la libertà non è ciò che pensiamo.

Forse la libertà non è assenza di catene, ma consapevolezza di averle e scegliere se restare prigionieri… o tornare a respirare.

Forse è solo la consapevolezza di poter scegliere come vivere, come sentire, come pensare, anche quando tutto ci condiziona. Non è una conquista, ma un equilibrio sottile tra sé e il mondo.

Qualunque cosa sia la “libertà” certo è che non basterà una vita per scoprirlo…

E dopo questo mio “delirio in piena libertà”, siete liberi… di pensarla come volete.

Rossella Tirimacco

Professionista nella Relazione d’aiuto , Trainer esperta in Comunicazione e processi RelazionaliOperatrice linguaggio del Colore e Feng Shui

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