Come rispondiamo a un mondo che sembra fuori controllo? Il mondo sembra essere in questo modo perché “è fuori controllo”: il sole sorge che lo vogliamo o no, il tostapane si rompe, qualcuno ti blocca mentre vai al lavoro. Non abbiamo mai avuto il controllo. Abbiamo “l’illusione” del controllo quando le cose vanno nel modo in cui pensiamo debbano andare. E quando non lo fanno diciamo di aver perso il controllo e aneliamo a un qualche stato illuminato al di là di tutto ciò, in cui immaginiamo che avremo di nuovo il controllo.Ma ciò che davvero vogliamo è la pace. Pensiamo che avendo il controllo o diventando “illuminati” (e nessuno sa cosa significhi) troveremo la pace.[…]L’apparente follia del mondo, come qualunque altra cosa, è un dono che possiamo utilizzare per rendere la nostra mente libera. Ogni pensiero stressante che hai, ad esempio riguardo al pianeta, ti fa vedere dove sei bloccato, dove la tua energia si esaurisce perché non accoglie la vita così com’è, senza condizioni. Non puoi liberarti trovando un cosiddetto stato illuminato al dì fuori della tua mente. Finché non riuscirai ad amare ciò che è, tutto, inclusa l’apparente violenza e follia, sei separato dal mondo e lo vedrai pericoloso e spaventoso .

Byron Kate e Stephen Mitchell “Mille nomi per la gioia” cap.30 pag. 106-108

L’autrice del libro è oggi una scrittrice e formatrice di successo, nonché autrice del metodo di auto-indagine noto come “il lavoro di Byron Katie”. Attraverso “il lavoro” l’autrice permette di esplorare come i pensieri tossici siano alla base del nostro “star male”. “Mille nomi per la gioia” segue la filosofia dell’opera principale della Katie e riporta appunto i pensieri negativi quale causa principale del malessere dell’individuo. Nello stralcio su riportato l’autrice fa notare che dietro la nostra ostinazione nel voler controllare gli eventi si nasconda in realtà un desiderio di pace. E tutto questo perché pensiamo che se le cose andranno come noi vogliamo potremo stare in pace.

Il pensiero, il controllo e le aspettative quindi tornano all’origine del nostro modo di interpretare il mondo e tornano all’origine della nostra sofferenza perché il mondo non va come noi vorremmo. Indagare sui nostri pensieri e non sugli eventi, può permetterci di vedere i nostri blocchi e le nostre paure aiutandoci a capire l’origine della sofferenza.Sicuramente l’approccio della Katie è significativo nell’ambito del counseling e della crescita personale, anche se inoltrarsi nel metodo dell’auto-indagine richiede una forza che nei momenti in cui l’individuo cade a terra, non sempre riesce a trovare, o almeno non da solo.In ogni caso il mio vuol essere uno spunto di riflessione circa i “cattivi pensieri” e il senso del controllo che inevitabilmente porta solo “pacchi di sofferenza”.

E tu cosa ne pensi?

Sei una persona che ha bisogno di controllare tutto?

Come vivi la mancanza di controllo?

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

Rossella Tirimacco