Il mio viaggio tra le tracce invisibili delle donne che hanno cambiato il mondo
Il Festival itinerante “L’Etica della parola” prosegue il suo cammino tra le eccellenze del territorio bergamasco. Il progetto, ideato dal Movimento Internazionale Artistico Letterario-group tramite il Cav. Dott.ssa Anna Maria Lombardi, nasce per rimettere al centro il valore della riflessione, e sono lieta di annunciarvi la mia partecipazione in veste di relatrice per l’appuntamento di giugno. Il 13 giugno 2026, presso la Sala Civica di Bonate Sotto, avrò infatti il piacere di curare l’incontro “Donne nella Scoperta”

DONNE NELLA SCOPERTA: OLTRE IL VISIBILE, OLTRE IL RACCONTO
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra il conoscere e lo scoprire.
Conoscere significa raccogliere ciò che già esiste, ciò che è stato detto, studiato, ordinato.
Scoprire, invece, implica uno scarto. Un atto di coraggio. Uno sguardo che si spinge oltre ciò che è evidente.
È proprio in questo spazio che si inserisce il tema che porterò il 13 giugno 2026 a Bonate Sotto, all’interno del Festival itinerante “L’Etica della Parola” e che avrà come tema : “Donne nella scoperta”.
Non si tratta semplicemente di raccontare figure femminili che hanno lasciato un segno nella storia. Sarebbe riduttivo, e in parte, già visto.
Portare all’attenzione del pubblico per quanto grandi, ma alla fine “semplici” biografie di donne che hanno dato il loro contributo alla scoperta, sarebbe come sfogliare un libro le cui pagine non sempre restano impresse nella memoria.
Il punto è un altro.
“Scoprire, per me, significa essere curiosi.
È da lì che parte tutto. Non accontentarsi delle risposte confezionate, ma andare, letteralmente, a caccia di risposte.
Mettersi in discussione. Spingersi oltre ciò che ci viene consegnato come già definito.“
Analizzeremo il ruolo di alcune donne, ieri e oggi, donne che sono state e sono modelli per milioni di persone.
Perché non si può parlare di una Rita Levi-Montalcini, di Hedy Lamarr, di Maria Montessori, di Margherita Hack o di Marie Curie senza la consapevolezza che una parte di ognuna di loro vive anche in chi osserva, in chi ascolta, in chi legge.
È la stessa forza che ritroviamo in Ippazia di Alessandria, che ha difeso la libertà del pensiero scientifico fino all’estremo sacrificio, o in Ada Lovelace, che ha saputo “scoprire” il linguaggio del futuro quando i computer erano ancora solo un sogno meccanico.
Donne che non sono mai state “oggetti”, ma forze attive. Donne che hanno dovuto rompere schemi, attraversare limiti, per poter scoprire il mondo e, insieme, sé stesse.
Ma accanto a dei nomi così grandi e riconosciuti oggigiorno nel mondo, esiste un altro piano di donne che hanno rotto schemi e aperto la strada ad altre donne e di cui poco si parla.
Donne come Rosalind Franklin, il cui contributo alla scoperta del DNA è rimasto nell’ombra per anni, o Lise Meitner, che partecipò alla scoperta della fissione nucleare senza riceverne il giusto riconoscimento o Mileva Marić, il cui genio matematico è rimasto per troppo tempo confinato nel silenzio dei documenti privati. Tanto per citarne alcune
Esiste poi un piano ancora più silenzioso: quello delle donne di cui non si parla affatto, sebbene le loro invenzioni abbiano reso più semplice la vita quotidiana di milioni di persone.
Donne come Mary Anderson, che inventò il tergicristallo, o Mary Phelps Jacob, che liberò il corpo femminile da costrizioni inutili. E ancora Joy Mangano, che inventò il mocio: un oggetto che, paragonato alle grandi scoperte scientifiche, potrebbe far sorridere. Eppure… chi non ne ha uno in casa?
Le donne, infatti spesso escluse dai luoghi ufficiali del sapere, hanno sviluppato una forma di conoscenza differente: più intuitiva, più laterale, capace di attraversare i margini e trasformarli in nuove possibilità. Una conoscenza non sempre riconosciuta, spesso nemmeno nominata, eppure profondamente incisiva.
Scoprire, per molte di loro, non è stato un atto accademico, ma una necessità. Un modo per trovare una via in un mondo di porte chiuse e dare forma a ciò che ancora non aveva voce.
Durante l’incontro, in dialogo con il Cav. Dott. Felice Zinno, proveremo a seguire proprio queste tracce: non solo le scoperte in senso storico o scientifico, ma i processi interiori che le rendono possibili.
Perché ogni scoperta, prima di diventare visibile, attraversa sempre una fase invisibile.
E lì si gioca tutto.
La serata sarà arricchita dalla presentazione del libro “Il fruscio del tempo” di Maria Pellino e dall’esposizione dell’artista Priya Brignoli, in un intreccio di linguaggi che restituisce complessità e profondità al tema.
Questo appuntamento non è solo un racconto, ma una tappa di un percorso che sento profondamente mio. Un viaggio che attraversa storie e visioni per ricordarci che, dietro ogni scoperta, c’è sempre stata una persona che ha avuto il coraggio di non abbassare lo sguardo.
Vi aspetto a Bonate Sotto, per riprenderci insieme il diritto di essere, ancora, meravigliosamente curiosi.
Ci vediamo il 13 giugno, Ross
