Scrivere una nuova realtà fuori dal rumore
“Il mondo finì in un martedì qualunque di settembre, non con un’esplosione, ma con un clic. Ricordo il rumore del computer che si spegneva e il silenzio improvviso della stanza che sembrava quasi assordante. Sul mio tavolo, un timer impostato su numeri che agli altri non dicevano nulla: 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. Fuori, i Gatekeepers urlavano ancora di borsa, spread e palazzi che tremavano. Io, invece, avevo appena deciso di smettere di guardare il naufragio per imparare di nuovo a nuotare.”
Il Rumore di Fondo: Cronaca di un’ascesi digitale
C’è un numero che mi ronza in testa stamattina, mentre guido e guardo il mondo scorrere fuori dal finestrino. Non è un numero a caso, ma un conto alla rovescia che sa di cinema e di profezia: 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. È il tempo che resta alla fine del mondo in Donnie Darko, ma per me è stato, anni fa, il perimetro di uno spazio nella quale muovermi, all’interno di un esperimento personale.
Tutto accade – non senza una ragione, ma in un momento preciso della vita – quando capisci che non sei più tu a leggere le notizie, ma sono le notizie a leggere te. Ti entrano sottopelle, saturano il sangue, diventano un rumore di fondo che ti impedisce di sentire persino i tuoi pensieri. Nel 2011, mentre il sistema tradizionale cercava disperatamente di recintare la libertà della rete, io feci il mio ‘Gran Rifiuto’.Non scappai in una grotta, come il grande Celestino V a me caro. Feci qualcosa di diverso, forse persino più radicale: da novello Celestino VI, rimasi qui, ma tolsi la spina al loro mondo per accendere il mio.
Decisi così di ‘andarmene’. Non fisicamente, sia chiaro. Semplicemente, smisi di guardare fuori dal buco della serratura dei giornali e dei media. Fu un atto di ecologia mentale, un modo per preservare l’integrità di ciò che sentivo dentro. All’epoca, quel sistema di ‘disinformazione’ non era ancora arrivato ai livelli di aggressività verbale di oggi. Erano asserviti anche allora, certo, ma erano ancora ‘fuori’ dal sistema web. La rete muoveva i suoi primi passi, ed entrare nei social equivaleva a disintossicarsi, per un po’, dalle brutture propinate dalla TV.
Il Gregge e i Cani: L’Occupazione Ideologica del Web
A poco a poco, con la crescita degli utenti del web, i Gatekeepers, consapevoli di perdere una fetta importante di pubblico, iniziarono a cavalcare nuove narrazioni. La rete veniva descritta come una piazza di cialtroni; come non ricordare le parole di Umberto Eco, che definì i social media un mezzo che aveva dato parola a ‘legioni di imbecilli’? Guardando l’oggi, ci si chiede se non avesse in parte ragione; è una sensazione che spesso attraversa anche me.
Ciò che però Eco non ebbe modo di osservare abbastanza, fu l’ipocrisia dei vecchi dinosauri dell’informazione e di coloro che, prima di sputarci sopra definendo il web un passatempo per nerd o un ritrovo di ignoranti, iniziarono a realizzare che il pubblico si stava spostando verso questi ‘nuovi lidi’. Quando capirono che la carta stampata e le TV generaliste stavano perdendo terreno, decisero di colonizzare i territori digitali, trasformando quelle che fino ad allora erano state le ‘piazze di cialtroni’ nelle loro vetrine indispensabili per restare in vita.
Del resto, se il gregge scappa, per riportare le pecore all’ovile devi inviare i cani. E quando questi arrivarono, erano determinati e ‘incazzati’ contro quello spazio di apparente libertà, che in breve si trasformò in un luogo di occupazione ideologica.
La Teoria delle Apparenze: Porte che aprono altre porte
Per un po’ mi limitai a osservare certe dinamiche ‘di transizione’ e gli effetti che via via andavano delineandosi sugli utenti — me in primis — al punto che ritenni indispensabile disintossicarmi da quella bolla informativa che in sociologia viene definita ‘stasi dinamica’: un’illusione ottica dove tutto sembra correre freneticamente solo per far sì che nulla cambi davvero.
Prima di isolarmi dal flusso, presi nota delle notizie che circolavano ormai da troppo tempo con quel ritmo ossessivo. Quando ‘tornai’ nel mondo dell’informazione, dopo quel mese scarso, la sensazione fu gelida: io ero andata avanti, la mia vita era cresciuta ed evoluta. I miei studi sulla luce e sulla musica mi avevano aperto la porta a uno scenario di estrema bellezza, dando il via a quello che in seguito sarebbe diventato il mio studio sulle emozioni. Avevo letto e viaggiato, iniziando a mettere in correlazione ‘porte che aprivano altre porte’, per usare le parole di Todeschini nella sua Teoria delle Apparenze. Se c’è qualcosa che ricordo di quel periodo è l’estrema pienezza e la libertà che stavo vivendo.
E il mondo delle notizie? Fermo. Era fermo esattamente dove lo avevo lasciato. Stessi toni, stessa stasi, stesso rumore di fondo. Non era cambiato nulla. Tutto era congelato, immobile all’interno di una bolla che continuava a girare su se stessa senza produrre un solo grammo di realtà.
L’Agenda Necrofila: L’Intrattenimento Macabro della Realtà
Oggi quella sensazione di soffocamento è tornata, più forte di prima. Viene voglia di andarsene di nuovo. Ci svegliamo sommersi da un’agenda che sembra scritta da un algoritmo impazzito o da un regista di serie B. La cronaca nera più morbosa, dove per giorni si scava negli stessi delitti dedicando loro interi programmi, non è più informazione: è intrattenimento macabro di un Paese cibato a suon di necrofilia, con messe cantate sul dolore altrui. Un sistema invasivo e invisibile, utile solo a tenerci occupati mentre la realtà ci scivola tra le dita.
Per non parlare del ‘vuoto’ di una classe politica a cui una persona normale non affiderebbe nemmeno le chiavi di un pollaio, figuriamoci il destino di una nazione. Non va meglio volgendo lo sguardo al resto del mondo, bloccato nell’assurda guerra tra Europa e Russia sul territorio ucraino. Sul fronte del Medio Oriente, poi, la situazione- se non fosse tragica per il genocidio del popolo palestinese – rasenterebbe il kafkiano con il ritorno di Trump e le sue crociate contro i vari ‘nemici designati’ (che quasi sempre, guarda caso, corrispondono ai nemici di Israele). E gli Epstein files? Parcheggiati, dimenticati, affrontati in superficie senza che nessuno decida mai di andare a fondo. Il tutto mentre, ciclicamente, si instilla nella popolazione il terrore che una ‘nuova’ minaccia virale stia bussando alla porta.
Stendiamo poi un velo pietoso sul livello di stupidità dei troppi personaggi che, attraverso video assurdi, sono stati eletti dalla massa a testimonial di un mondo in cui la cultura non va oltre l’abecedario. E un doppio velo pietoso va all’uso improprio e sistematico dei bambini per catturare like; ma questa è un’altra storia che merita un approfondimento a parte.
La domanda sorge quindi spontanea: è davvero tutto qui?
Siamo miliardi di persone. In questo preciso istante, in Lapponia, in Cina, in una sperduta isola dell’Oceania o in un laboratorio d’avanguardia, accadono milioni di cose. Nascite, scoperte scientifiche, rivoluzioni silenziose, gesti di una bellezza sconvolgente. Eppure, per noi, il mondo finisce dove iniziano i palinsesti di Quarto Grado o le ossessioni dei creator digitali. Ci hanno convinti che l’unico orizzonte possibile sia quello che brilla sullo schermo, dimenticando che fuori da quel perimetro esiste una realtà che non ha alcun bisogno di un hashtag per esistere.
La perdita del lume della ragione
Siamo finiti in un imbuto. Tutto viene selezionato, filtrato e servito secondo una logica che non è più informativa, ma puramente ipnotica. Ci costringono a guardare nello stesso punto, Garlasco, il “virus di turno”, la polemica del giorno, finché non perdiamo la capacità di vedere l’orizzonte. Di fronte ad un simile martellamento, per non farmi “impallinare” la mente, io scelgo la musica. Mentre i palinsesti vomitano sentenze, io mi sintonizzo su frequenze che parlano di forza e di radici. È il mio modo per restare un’atleta dell’attenzione, per rispondere al mio “maestro interiore” quando mi urla di andare oltre, di non abboccare all’esca.
Non so se sia un disegno preciso o se abbiamo semplicemente perso il lume della ragione collettiva, ma il risultato è un impoverimento dell’anima. Se il mondo è grande, perché continuiamo a vivere in una stanza così piccola e buia? Forse è ora di far ripartire quel timer. Non per aspettare la fine del mondo, ma per riscoprire quello che succede davvero là fuori, lontano dalle telecamere e dai titoli a nove colonne. Perché spegnere quel rumore non significa fuggire, ma ricominciare a vedere.
L’Accordatore Biologico: Come preservare la mente dal fango
Vivere in questa saturazione perenne senza impazzire è un lavoro faticoso. Richiede una vigilanza costante, quasi un super-io che vigila su ogni mio clic, su ogni pensiero, fermandomi un attimo prima di cadere nella trappola. ‘Dove stai andando? Ti sta fregando’, mi ripeto, per restare ancorata al presente. In questo, il mio filtro assoluto è la musica. Non come intrattenimento, ma come accordatore biologico. Se è vero, come scriveva Todeschini nella sua Teoria delle Apparenze, che siamo immersi in un universo di relazioni e vibrazioni, io scelgo di sintonizzarmi su frequenze che mi diano forza, radicamento e determinazione, lasciando fuori il rumore bianco del panico e della stupidità.
Questo sforzo notevole mi permette di preservare la mia salute fisica e mentale. Ed è per questo che voglio proporvi una sfida. Non vi chiedo un’ascesi impossibile o di buttare il telefono nel fiume; vi chiedo di testare la vostra resistenza biologica contro la trappola virtuale attraverso tre livelli di disintossicazione consapevole. Un esperimento sociale per vedere se siamo ancora capaci di muoverci mentre tutto il resto è congelato.
I Tre Livelli di Celestino VI
La Sfida di Donnie Darko (Versione 2026)
Non serve scappare dal mondo, basta smettere di farsi fregare.
Il timer è lo stesso di allora: 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. Non vi chiedo di sparire, ma di scegliere a quale livello di consapevolezza volete operare.
Livello 1: Il Guardiano (Il Test di 24 Ore)
- Obiettivo: Rompere l’automatismo.
- La Regola: Per un giorno intero, il telefono serve solo per comunicare (chiamate/messaggi di lavoro o affetto). Vietato lo scroll. Ogni volta che il dito va verso un’app di news, fermati e chiediti: “Mi serve o mi sta usando?”.
- Il Supporto: Se senti il “vuoto”, riempilo con un brano musicale che ti dia forza.

Livello 2: Il Guerriero Urbano (7 Giorni)
- Obiettivo: Uscire dalla bolla del rumore.
- La Regola: Disinstalla o ignora le app di news e i social “politici”. Se vuoi sapere cosa succede nel mondo, cercalo attivamente una sola volta al giorno su una fonte che scegli tu. Non farti imboccare dall’algoritmo.
- Il Risultato: Dopo una settimana ti accorgerai che le “notizie bomba” di lunedì sono ancora lì, identiche e immobili, la domenica.

Livello 3: L’Eremita Digitale (28 Giorni)
- Obiettivo: La ricalibrazione totale.
- La Regola: Quella originale del mio 2011, adattata a oggi. Il telefono torna a essere un utensile, non un organo del corpo. Niente feed, niente commenti, niente dibattiti sterili.
- La Sfida: In questi 28 giorni devi “fare cose”. Scrivere, camminare, osservare. Devi produrre la tua realtà invece di consumare quella (finta) degli altri.

Per chi decide di varcare la soglia:
Il mondo non crolla se smettete di guardare lo schermo; al contrario, è proprio quando smettete di guardarlo che il mondo, quello vero, ricomincia finalmente a esistere per voi.
“Non abbiate paura: il mondo ha una sua misteriosa capacità di continuare a girare anche senza il vostro controllo costante. Se per un pomeriggio non controllerete lo spread, la borsa o l’ultima dichiarazione del politico di turno, vi accorgerete di un miracolo: il sole tramonterà comunque, i fiori continueranno a crescere e le persone che amate saranno ancora lì.
Scegli il tuo simbolo. Dichiara il tuo livello. Rientra nella tua realtà.
“Non c’è spazio per i rinvii. Se volete rimettere a zero il vostro timer e riprendervi la vostra realtà, la data di partenza è fissata: Lunedì 25 Maggio. Scegli il tuo livello: Guardiano, Guerriero o Eremita. Avete questi giorni per decidere se restare nel recinto o uscire fuori. Io sarò sulla linea di partenza. E voi?”
Vi aspetto!
Rossella Tirimacco
Professionista nella Relazione d’aiuto, Trainer esperta in Comunicazione e processi Relazionali, Operatrice linguaggio del Colore e del Feng Shui
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