Risale al 2012 un particolare esperimento che la grande azienda di Menlo Park testò su un campione di 689 mila persone inconsapevoli di essere utilizzate come cavie.

Che l’essere umano sia influenzabile e manipolabile è oggi cosa nota, e di come le emozioni siano contagiose ne parlò già nel 1895 Gustav Le Bon nella sua opera “La psicologia delle folle” descrivendo appunto il contagio emozionale nelle folle.
Le emozioni, sono ancora oggi un oceano in fase di esplorazione e di cui abbiamo sulla mappa solo alcune isole e man mano che si naviga si scoprono nuovi “lidi”.
Un oceano che sicuramente affascina e che porta diversi ricercatori, e non solo, ad avventurarsi tra le sue acque.
Chi conosce le emozioni e sa gestirle, ha tra le mani un grande strumento, pensiamo ai grandi oratori e personalità di spicco, i cui discorsi sono in grado di accendere gli animi delle folle; pensiamo ad alcuni politici bravissimi con la parola a smuovere le emozioni degli ascoltatori; pensiamo agli spot televisivi in grado di farci piangere o di farci ridere, e può bastare emozionarci per essere così condizionati persino a comprare uno specifico prodotto. Insomma, le emozioni sono il fulcro dell’esistenza stessa, sono il colore della vita, e senza di esse “ il tempo è un semplice orologio che fa tic tac” ( parafrasando la frase del film Equilibrium di Kurt Wimmer)


Ed è proprio per la sua natura quasi “magica”, che nel mare delle emozioni i grandi mezzi di comunicazione di massa ci navigano volentieri, Facebook compreso. Risale infatti al 2012 un particolare esperimento sociale che la grande azienda di Menlo Park, finanziata in parte dall’esercito degli Usa, testò su un campione di 689 mila persone inconsapevoli di essere utilizzate come cavie. La ricerca condotta con due esperimenti tra l’11 e il 18 gennaio 2012, dimostrò attraverso la manipolazione dell’algoritmo del News Feed di Facebook, che era possibile “indurre le persone a provare emozioni a loro insaputa” attraverso un fenomeno di contagio, inducendo così altre persone a provare le stesse emozioni senza che ne fossero coscienti”. Nel primo test gli studiosi esposero i soggetti del gruppo sperimentale a dei contenuti positivi nel flusso delle notizie, mentre, durante il secondo esperimento li esposero ad un flusso di contenuti negativi. Il risultato dimostrò che chi vedeva i post negativi, reagiva pubblicando anch’egli contenuti negativi, idem i soggetti sottoposti a contenuti positivi, anch’essi finivano per essere “contagiati” da quel tipo di emozione e finivano così per pubblicare contenuti positivi. Un esperimento che per certi versi ricorda il film “Arancia Meccanica”, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1971, in particolare la scena in cui il protagonista Alex, viene “rieducato” attraverso una serie di filmati che è costretto a vedere.

La “rieducazione” di Alex in Arancia Meccanica

Lo studio, pubblicato su PNAS e condotto con l’Università della California e la Cornell,scatenò diverse critiche. Dal punto di vista legale, di fatto Facebook non aveva commesso alcun reato, ma dal punto di vista etico? Fino a che punto ci si può spingere per dimostrare una teoria, come quella del contagio emotivo a distanza, fino a ricorrere alla manipolazione degli individui senza il loro consenso?
Alle numerose critiche, Facebook rispose con una nota di Adam Kramer, uno dei ricercatori del Data science center di Facebook che eseguì la ricerca.
“La ragione per cui abbiamo svolto questa ricerca è perché ci preoccupiamo per l’impatto emotivo su Facebook e delle persone che lo utilizzano – Allo stesso tempo eravamo preoccupati che l’esposizione alla negatività degli amici potrebbe portare le persone a evitare di visitare Facebook”. Kramer concluse dicendosi “dispiaciuto” perché “con il senno di poi i benefici dello studio non giustificano tutta l’ansia provocata” dalla metodologia di ricerca.

Mark Zuckerberg


A prescindere dal fattore etico, è evidente che le emozioni, sono un piatto appetibile da poter usare e manipolare a proprio uso e consumo. Gli algoritmi nell’era iperconnessa non condizionano solo le emozioni e il comportamento umano, e quello che ne deriva, ma possono modificare intere economie e strategie di marketing. Come ha alterato gli stati emotivi delle persone coinvolte nello studio, anche se in modo impercettibile, l’algoritmo che elabora quali contenuti mostrate nel flusso di notizie determina ogni giorno il budget delle aziende che usano il social network per farsi pubblicità. Essere o meno presenti nel newsfeed, dipende dall’algoritmo che determina quali contenuti mostrare. (*1)

L’esperimento di Facebook è una dimostrazione su come la manipolazione di piccoli elementi possano condizionare un sistema più esteso e questo grazie ad un sistema “virtuale” che tende ad amplificare a dismisura i contenuti in pochissimo tempo. Così come un virus infetta rapidamente l’organismo di un essere vivente, un contenuto virale contagia rapidamente la rete sociale dell’utente che lo ha prodotto. La felicità di uno può diventare, in termini statistici, la felicità di tanti- scrive Federico Sbandi su Daily Storm

Questo ci aiuta a capire come i nostri stati d’animo spesso sono semplicemente “contagiati”, e che forse ci è possibile scegliere da chi o da cosa essere contagiati. La realtà che vediamo è davvero quella che ci viene mostrata? Le scelte e le decisioni che prendiamo ogni giorno, che sia un voto politico, che sia un bagnoschiuma da acquistare, il post che pubblicheremo su Facebook o la foto su Instagram, o semplicemente il libro da leggere, è “tutta roba nostra” o possiamo tranquillamente ammettere di essere condizionati da ciò che ci arriva dall’esterno? Possiamo decidere su quale piani di “realtà” collocarci? Potendo scegliere, a partire da adesso, su quale piano ti collocheresti?

Rossella Tirimacco

Citazioni e fonti

Emotional contagion sweeps Facebook

Experimental evidence of massive-scale emotional contagion through social networks

(1*)L’esperimento psicologico di Facebook con le nostre emozioni

L’esperimento di Facebook, emozioni contagiose e utenti ingenui