I cartoni animati della nostra infanzia… erano gli anni ’80 quando l’Italia venne invasa da un nuovo genere di animazioni che si discostavano totalmente dal precedente formato “Disney” o della Hanna Barbera conosciuti fino ad allora. I disegni non erano proprio un capolavoro, ma ciò che più salta agli occhi sono le trame che mettevano in scena situazioni tristi e angoscianti e di difficile metabolizzazione persino per un adulto, figuriamoci per dei bambini che subivano un simile stress emotivo!  I protagonisti erano quasi tutti orfani e pieni di disgrazie, anche se prima o poi cercheranno di riscattarsi nella vita, in famiglia c’era sempre qualche o più morti, per non parlare delle malattie e delle sfighe varie. Il pianto, le lacrime, la tristezza erano quindi le componenti principali di tanti racconti, basti pensare a Candy Candy, oppure a Heidi, o ancora ad Anna dai capelli rossi. Insomma, lo scenario del cartone è quello di un mondo con questi poveri protagonisti pieni di problemi, bullizzati dagli eventi della vita come dei perseguitati dalla malasorte. Eppure questo genere di cartoni animati, anche se tutt’altro che educativi, riscuotevano successo e consensi e non solo da parte dei più piccoli. Ora, proviamo per un attimo a pensare a quei bambini di allora che venivano sottoposti a questo tipo di visione, che messaggio abbiamo ricevuto da questo tipo di racconti? E quanto la vita di molti ne è stata condizionata? Sapete che da adulti inconsciamente tendiamo a replicare le dinamiche delle storie che da bambini più ci sono piaciute o che comunque hanno avuto un forte impatto emotivo nella nostra infanzia?

Pillola di analisi transazionale

Rossella Tirimacco