“Tutti gli organismi viventi, di fronte agli stimoli ambientali, si adattano o muoiono: gli unici che contemplano una terza possibilità, quella di auto-commiserarsi, sono gli esseri umani.”

Pietro Trabucchi

Negli ultimi tempi si parla spesso di resilienza, parola sicuramente abusata ed utilizzata per ogni occasione, in realtà la parola era già in uso nel nostro ricco vocabolario, ma la sua connotazione era prettamente di natura tecnica. In fisica e in ingegneria resilienza indica la capacità di un materiale di resistere ad un urto, assorbendo l’energia che può essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione.
L’uso ad ampio raggio del sostantivo resilienza, parimenti al suo aggettivo resiliente, inizia dal 2011 cavalcando l’onda della particolare attrazione data dal suo corrispondente metaforico in ambito psicologico. Esattamente come i materiali resilienti, viene attribuita per trasposizione la stessa capacità ad individui, capaci di fronteggiare le avversità e di assorbire i colpi per poi trasformare l’energia da questi rilasciata, in forza. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.
La resilienza è quindi quella capacità che permette ad ognuno di noi di raggiungere gli obiettivi prefissi, nonostante le cadute, le ginocchia sbucciate, il dolore… e a volte le umiliazioni. Resilienza è quella “sana follia” che fa rialzare sempre e comunque, fiduciosi che prima o poi si raggiungerà la meta, e che nonostante le sconfitte ci si rialza più forti di prima. Resilienza è quella capacità di assorbire i colpi senza lasciarsene sopraffare, è quella capacità di trasformare i fallimenti in vittorie, è quella capacità di vedere le cadute non come una sconfitta ma come una possibilità di crescita.
I problemi infatti, chi più chi meno, li abbiamo tutti, e anche se la cosa appare scontata, capita però che quando ci si trova davanti ad una difficoltà, molti ritengono di essere  gli unici e soli depositari dei problemi del mondo. Come per le forze fisiche, anche l’uomo è governato dalle stesse leggi. L’universo, non ha il concetto del bene o del male, giusto o sbagliato ecc., tali concezioni sono puramente umane. È l’uomo che ha stabilito i suoi parametri morali e fisici con cui percepisce il bene e il male. Ora, l’Universo tende semplicemente alla sua sopravvivenza grazie alle forze fisiche che lo mantengono. Quindi, un uragano… ad esempio, per l’uomo appare come una disgrazia, ma per la Terra è semplice equilibrio. Un terremoto, è ovviamente una tragedia… ma è solo il respiro della Terra. Anche l’uomo ovviamente è sottoposto alle stesse leggi fisiche, quindi i cosiddetti problemi che incontriamo, altro non sono che “prove di carico” (deformazione professionale: in edilizia il cls viene sottoposto a prove di schiacciamento per stabilire il carico che può supportare) per stabilire la nostra capacità di reggere determinate prove. I problemi, piccoli o grandi, sono sempre proporzionati alla capacità dell’individuo di supportarli. Esemplificativo è l’immagine dell’arco  che per scagliare la freccia necessita della corda tesa in senso opposto, e maggiore è la forza opposta, maggiore sarà la gittata del lancio. Allo stesso modo è per noi uomini, quella forza contraria, arriva per una ragione, arriva per dare la spinta a rialzarci e per farci evolvere. Di certo, senza spinte contrarie, nessuno si è mai evoluto.
Resilienza è quindi quella voce interiore che nei momenti peggiori, ti spinge ad andare avanti e che ti dice che “PUOI FARCELA”.

 

Rossella Tirimacco