Antichi culti, misteri e leggende; la cosiddetta musica “satanica” è da sempre oggetto delle più affascinanti teorie, molte delle quali tramandate dalle “leggende popolari” e relegate oggi a “semplici superstizioni”. La musica, è “mistero” ai nostri occhi; suoni che possono far piangere, ridere, ballare, motivarci… o deprimerci. E lo sapevano bene i nostri avi che ben conoscevano il “potere del suono”, un potere che nascosero e rinchiusero in antichi monasteri e chiese, in vecchi libri che celano spartiti, codici e formule magiche. Un antico “sapere” che andava protetto a tutti i costi, affinché nessuno potesse “rievocare” forze malvagie. Come nel caso del famoso “spartito del diavolo” da sempre creduto una vecchia leggenda, una delle tante nate in un epoca “buia” fatta di demoni e streghe, e riapparso un giorno, per caso, sopra l’altare della vecchia chiesa, dove da sempre era stato sotto gli occhi di tutti…

Si racconta che nel 1684 venne evocata una presenza malvagia, nei pressi di un vicino cimitero, a metà strada tra l’abbazia di Lucedio e la grangia di Darola. Gli incantatori che operarono la magia persero il controllo del demone che si impossessò delle menti degli abati di Lucedio.

Essi, votati al demonio, diedero inizio ad un periodo di soprusi, abusando del potere spirituale e temporale del quale erano investiti. Periodo che durò 100 anni, quando il Papa, nel 1784 mandò un “esorcista” da Roma, che, dopo aver affrontato e vinto il maligno, lo rinchiuse nelle cripte dell’abbazia, facendo deporre le mummie degli abati su dei seggi disposti a cerchio, a protezione della presenza malvagia. Come ulteriore garanzia dell’incarcerazione del demone, venne composta una musica, conosciuta come “Spartito del Diavolo”. Un brano che, secondo i racconti popolari, avrebbe avuto proprietà magiche ed esoteriche. Suonato in un verso avrebbe rafforzato il sigillo di protezione, in senso contrario, avrebbe liberato il demone.

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L’abbazia di Lucedio

Il Principato di Lucedio (o Abbazia di Lucedio) si trova in Piemonte, è una sorta di monastero fortificato il cui nome ricorda allo stesso modo “Luce di Dio” così come “Lucifero”, venne costruito nel 1123 circa dai monaci cistercensi su territori da bonificare, donati loro dal Marchese Ranieri I del Monferrato. La rinomanza del luogo crebbe col passare dei secoli grazie ai monaci che seppero sfruttare al meglio la rinata fertilità del terreno coniugando pertanto l’agricoltura alla preghiera. Ma il 10 settembre 1784, con un documento ufficiale tutt’ora conservato, Papa Pio VI impose la chiusura immediata e la secolarizzazione dell’abbazia per un numero impressionante di accuse, tra cui eresia, satanismo e pedofilia. In vecchi documenti dell’epoca si parla di “festini abituali” tra i monaci e le suore del vicino convento di Trino, di messe nere e profanazioni di tombe nel vicino cimitero di Darola e di un non meglio precisato “culto nero” praticato all’interno della chiesa di Santa Maria, una delle due chiese tutt’ora esistenti all’ interno del Principato, seppur non accessibile poiché pericolante (o per lo meno questa è la spiegazione fornita dall’attuale proprietario).

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Particolare dello spartito che troviamo sopra il portone di accesso del santuario della Madonna delle Vigne.

A tal proposito è importante sottolineare come la chiesa di Santa Maria sia stata costruita a sud del Principato, in posizione diametralmente opposta rispetto ai canoni cristiani (la pianta richiama pertanto una croce capovolta, con un inconsueto campanile a pianta ottagonale ).  I suoi sotterranei inoltre, sono ricchi di curiosità e di misteri: nella cripta della chiesa di Santa Maria si trovano infatti 12 abati mummificati disposti in cerchio, una serie di passaggi collegherebbero poi l’Abbazia alle vicine chiese di Costanzana e Saletta. Particolare degno di attenzione è una colonna che “piange sangue”, quasi a ricordare che la sala in cui si trova, era nei tempi passati, utilizzata per gli interrogatori (il fenomeno è stato recentemente associato alla presenza di materiali ferrosi nelle falde acquifere e di una particolare porosità della colonna). A pochi passi dall’Abbazia, nascosto da un piccolo ma fitto boschetto, sorge il Santuario della Madonna delle Vigne, eretto originariamente come voto alla Madonna a seguito di un raccolto particolarmente ricco. Abbandonato da vari decenni ed in avanzato stato di decadimento, presenta ancora oggi al suo interno diversi particolari a cui non è ancora possibile dare una spiegazione, tra cui il famoso “Spartito del Diavolo” (di cui si sono occupate anche diverse trasmissioni televisive).

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Particolari…

 

Trattasi di un inquietante affresco raffigurante uno spartito che, secondo la leggenda, suonato da destra a sinistra e dal basso verso l’alto, sarebbe in grado di liberare le forze demoniache sigillate nelle cripte dell’Abbazia di Lucedio. Lo spartito venne scoperto nel 1999 dalla dott.ssa Paola Briccarello, esperta di musica antica e liturgica, che riuscì a decodificare lo spartito. Infatti, tramite un sistema di sostituzione di note con le lettere, simile ad una cifratura, nell’affresco compaiono chiaramente tre parole: DIO, FEDE, ABBAZIA. Inoltre i i tre accordi iniziali sono tipicamente accordi di chiusura, ovvero adoperati al termine, e non all’inizio, di un brano. Un po’ come se fosse stato dipinto al contrario.

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Non ci è dato sapere se sia realtà o finzione ma anche questa chiesa eretta a pochi passi da Lucedio vanta una pianta capovolta, una serie di contraddizioni architettoniche ed una fama tanto sinistra da tener lontani gli abitanti delle cascine vicine anche quando il sole è ben alto nel cielo. Lungo la stessa strada, avvolto dalla fitta vegetazione a qualche centinaio di metri dall’Abbazia si trova il cimitero di Darola, “il sito nero in cui tutto ebbe inizio”, il luogo in cui i monaci consumavano fugacemente i loro incontri e, da quel momento in poi, oggetto di profanazioni periodiche fino alla definitiva chiusura avvenuta qualche decennio or sono. Segni di vandalismo, messe nere e di un male non appartenente agli uomini sono tangibili un po’ ovunque all’interno di questo fazzoletto di terra dimenticato da Dio e la sensazione di essere osservati e talvolta sfiorati da qualcosa di immateriale è davvero forte.

Citazioni e fonti: Lo spartito del diavolo