In una società decadente, l’arte se veritiera deve anch’essa riflettere il declino. E, a meno che non voglia tradire la propria funzione sociale deve mostrare un mondo in grado di cambiare. E aiutare a cambiarlo.

Ernst Fischer

Ho impiegato un po’ prima di scrivere questo articolo, ho visto e rivisto più volte il video della “famosa” sfilata di Gucci uomo, ho cercato di cogliere tutte le sfumature e i significati di un linguaggio artistico fatto di pizzi, grembiulini, calzettoni e cesti dell’asilo, e alla fine mi sono decisa a spendere qualche parola in merito.

«Se sei un bambino puoi permetterti di sognare, di vestirti liberamente»

Sono queste le parole che Alessandro Michele, direttore creativo della maison Gucci, dedica ai look della sfilata, una sfilata che ha fatto molto discutere, e non solo per i look “coraggiosi” ma anche per il tema che vede “l’uomo della sfilata Gucci Autunno Inverno 2020 che torna bambino o, meglio, che ritrova la libertà di sentirsi tale.”

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Alessandro Michele

 

In una sfilata in cui il tempo è il protagonista, l’oscillazione di un grande pendolo, con cui viene rappresentato l’esperimento di Foucault al centro della passerella, fa da scenografia alla collezione Gucci uomo 2020. Frutto di una visione “futurista” che mostra l’uomo “un po’ bambino”, l’oscillazione del pendolo diventa così l’elemento che rappresenta il passato e il futuro, mentre i modelli sfilano intorno ad esso. Il mix musicale che fa da colonna sonora ad una rappresentazione a tinte oscure va dai Coil con il brano “Ostia (The Death of Pasolini)”, alla voce di Marilyn Manson che canta “Sweet dreams” (are made of this) (I dolci sogni sono fatti di questo), cover del brano degli Eurythmics, a un passaggio della colonna sonora di Phenomena.

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Il pendolo che oscilla al centro del palco è un’idea semplicemente “geniale”

L’atmosfera, gli elementi utilizzati, i colori, la musica lenta e dalle sonorità cupe, le luci, il pendolo che oscilla, più che farmi pensare a Focault, mi riporta alla mente la stanza delle torture dove era rinchiuso un prigioniero in un racconto di Edgar allan Poe dal titolo “Il pozzo e il pendolo”. Come nel racconto di Poe, dove la paura sale pagina dopo pagina, grazie alla bravura dell’autore in un certo tipo di descrizione, in grado di influenzare le percezioni sensoriali del lettore, anche nella filata di Gucci, vi è stata una certa “attenzione” per enfatizzare un certo tipo di percezioni. L’oscillazione del pendolo, ad esempio, dal punto di vista visivo e sonoro, riesce a catturare la mente dello spettatore, e quel movimento ipnotico tipico del “avanti e indietro, per la mente si traduce in passato e futuro e totale assenza del presente.

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Anche il logo Gucci “diventa” un po’ bambino

Veniamo ora agli abiti della collezione Fall Winter 2020 Men’s Fashion. Dal punto di vista scenografico, se l’obiettivo del direttore creativo Alessandro Michele, era di ottenere l’attenzione mediatica, e scherzare un po’ per provocazione, in questo caso  è riuscito nel suo intento.  Del resto, non è nuovo ad un certo tipo di eccessi che caratterizzano le sue sfilate, basti ricordare le camice di forza, o la sfilata pro-aborto.

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La sfilata del 2019 con le camice di forza suscitò molto scalpore…

 

Se vogliamo poi parlare di autentiche espressioni d’arte, la libertà espressiva di ogni singolo individuo non è in discussione. Il fatto che Alessandro Michele, con questa sfilata abbia voluto realizzare un suo personalissimo sogno di bambino: poter indossare tutto l’anno il cappello piumato da principe azzurro del vestito da Carnevale, quale metafora della libertà di poter esprimere se stessi, è una sua sacra rappresentazione e visione del mondo, che va vista in quanto tale.

La libertà di espressione è un diritto inalienabile

Se vogliamo però parlare di “buon gusto”… allora fermiamoci un momento, perché ciò a cui stiamo assistendo non è semplice moda, intesa come creatività che si manifesta con un abito di piume o con una giacca a fiori, quello a cui stiamo assistendo è un fenomeno che va ben oltre una semplice sfilata. La moda “comunica”, invia dei messaggi ben precisi, soprattutto di tipo sociale. La moda riflette luci ed ombre di una società, ne riflette il declino o la sua ascesa. Essa è in grado di influenzare le scelte di milioni di individui, i quali si affidano spesso nelle mani di improbabili stilisti che stabiliscono cosa indossare,  anche se si tratta di abiti assurdi. In nome della moda, passa di tutto, anche il capo più trash, spesso spacciato o giustificato come “arte”. Il vestiario diventa così uno dei tanti indicatori dello  stato generale di una popolazione.

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In nome della moda passa di tutto, anche il capo più trash…

La psiche infatti,  si manifesta nel mondo esterno in diversi modi.  In vestire non fa eccezione.  Gli abiti, in un qualche modo, raccontano parti di noi e della “maschera” che indossiamo. Dalla scelta dei colori, alle forme, dagli accessori alle calzature, anche con il vestiario “modelliamo” la nostra immagine con la quale poi ci rappresentiamo nel mondo.

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La scelta di un abito non è mai casuale, dietro c’è sempre una  volontà di esprimere una parte di noi (una delle tante), e di comunicare un certo tipo di messaggio. L’abito è quindi una forma di comunicazione non verbale.

Abbiamo degli standard, dei modelli personali a cui facciamo riferimento, abbiamo catalogato gli abiti in maschili e femminili, da bambini, da ragazzi e da adulti. I nostri gusti sono il processo della nostra storia. Indossiamo facilmente un capo che ci rappresenta e abbiamo difficoltà con capi che “non vibrano” con le nostre corde.

Negli ultimi anni, la moda ha mostrato la volontà di rompere gli schemi, e non solo in linea generale, attraverso modelli spesso bizzarri, ma anche in maniera molto più profonda,  iniziando dall’abbattere le differenze tra uomo-donna ed esaltando la bellezza di un modello androgino.

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Modelli androgini… nessuna mascolinità né femminilità…

L’alienazione dalla propria identità sessuale, di cui sempre più individui si sentono colpiti,  è infatti uno dei tanti  punti interrogativi della nostra epoca a cui è difficile dare risposta. Mi chiedo però: “la moda ha delle responsabilità nell’inneggiare  certi tipi di “immagine”?  Ci basti pensare, ad esempio,  all’anoressia, un fenomeno di vaste proporzioni che ha falciato migliaia di vittime, soprattutto tra gli adolescenti, “rei” di avere un corpo “sbagliato”, magari con qualche chilo superiore alla norma. Una norma dettata dalla moda.

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Modelle scheletriche, rappresentano una cultura d’immagine  lanciata negli ultimi anni dalle case di moda.  Sono i nuovi canoni di bellezza che hanno falciato migliaia di vittime malate di anoressia, soprattutto tra la popolazione giovanile

Ma abbattere le differenze tra uomo-donna non è stato sufficiente, perché non abbatterle anche con il mondo dell’infanzia? Si può essere “adulti-bambini” e vestirsi come si vuole. Ed è questo il senso della sfilata di Gucci, “abbattere le differenze”  e, in nome di una presunta libertà, indirizzare l’individuo  a vedere in sé una nuova immagine in cui l’uomo non è più ingabbiato in una semplice giacca e pantaloni ma può finalmente “osare” e vestirsi come  più gli aggrada, comunicando così il suo mondo interiore nel mondo esterno.

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Si può tornare bambini e vestirsi come si vuole… (i guanti di pizzo sono i miei preferiti!) 

E chi comunica è certamente un bambino, la nostra parte piccola, quella a cui piace giocare con i colori e  che guarda il mondo con meraviglia. E i bambini vanno protetti, non vanno lasciati alla guida di “una casa”, esistono i “genitori”  che hanno questo compito. La domanda che quindi mi pongo nel vedere certi abiti è: qual è il nuovo modello  umano che la moda intende proporre?

Individui adulti con una psiche da bambini?

I bambini possono essere influenzati…

i bambini si lasciano guidare…

i bambini si fidano degli adulti…

i bambini spesso finiscono nelle grinfie del lupo cattivo…

 

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Rossella Tirimacco