È stato definito “il libro più misterioso del mondo”, non se ne conosce né l’origine né l’autore e soprattutto nessuno è riuscito ancora a decifrarlo. Dal 1912, anno in cui Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari di origini polacche, lo acquistò dai gesuiti di Villa Mondragone, vicino a Frascati, un numero impressionante di esperti, linguisti, criptologi, filologi si sono succeduti per cercare di tradurre il famoso codice Voynich, ma ad oggi il mistero resta. 

 

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Estratto della scrittura del libro

Il Manoscritto Voynich è un tomo scritto ed illustrato a mano, di piccole dimensioni (16×22 cm), che consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine, legati in pergamena, ed è sicuramente uno dei libri più affascinanti e misteriosi mai esistiti. Il libro è privo di titolo, non se ne conosce l’autore né l’epoca di origine, ed è scritto probabilmente in una lingua sconosciuta, ovvero in un codice crittografico, che peraltro ad oggi nessuno è riuscito a decifrare. Nelle sue inquietanti illustrazioni acquerellate sono rappresentati curiosi simboli, animali e piante (sconosciute ma plausibili alla luce delle attuali conoscenze biologiche), sfere celesti e donne nude, talora impegnate in attività del tutto incomprensibili.

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Una pagina del libro della sezione botanica

Il Manoscritto compare per la prima volta nelle cronache a Praga, nel ‘600, dove l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, ben noto alchimista, lo acquista ad un prezzo elevatissimo da John Dee, mago ed esoterista inglese. Questi lo aveva ricevuto dalla famiglia del duca di Northumberland, che se ne era impadronito in un monastero inglese, tra i tanti da lui rapinati durante il regno di Enrico VIII.

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Wilfred Voynich

 

Oggi esso è conosciuto come “Manoscritto Voynich” dal nome dell’antiquario russo Wilfred Voynich, che lo ritrovò tre secoli dopo, nel 1912, nella biblioteca dei Gesuiti di Villa Mondragone a Frascati, quando lo si riteneva ormai perduto per sempre. Il Voynich lo vendette successivamente al libraio americano Hans P. Kraus, che tentò invano di venderlo ad alto prezzo, e lo donò poi alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, cui attualmente appartiene; questa Istituzione ha di recente provveduto ad effettuarne le riproduzioni fotografiche.

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Particolare di un’illustrazione della sezione chiamata biologica

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Le illustrazioni acquerellate sono state in genere scelte dagli studiosi come punto di riferimento per una suddivisione del Manoscritto in diverse sezioni:
• Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
• Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali, e forse alcune costellazioni. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
• Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, a causa della presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro, o impegnate in attività del tutto incomprensibili.
• Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.
• Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie; la sezione contiene anche numerosi disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.
• L’ultima sezione del Manoscritto Voynich comincia dal foglio 103 e prosegue sino alla fine. Non vi figura alcuna immagine, eccettuate piccole stelle a sinistra delle righe, che potrebbero indurre a credere possa trattarsi di una sorta di indice.

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Raggiere, petali, fiori, cellule… chissà…

Il Manoscritto fu inizialmente studiato per lungo tempo dal famoso scienziato gesuita Athanasius Kircher, tra l’altro noto come specialista di crittografia e geroglifica egizia, cui era stato sottoposto dal Rettore dell’Università di Praga Johannes Marcu Marci, e successivamente, sempre nel ‘600, dallo scienziato ceco Johannes di Tepenecz; nessuno dei due studiosi riuscì peraltro a decifrarlo.
A questi primi tentativi di decifrazione seguì una lunga pausa negli studi sul Manoscritto, dovuta al fatto che esso era ormai entrato in possesso di una biblioteca dei Gesuiti, e diventato quindi di fatto inaccessibile.

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Particolare della sezione astronomica

Negli ultimi 90 anni però, dopo il suo ritrovamento, anche grazie alle numerose riproduzioni fotografiche che iniziavano a circolare, il testo è stato nuovamente sottoposto a lunghi e approfonditi studi da innumerevoli paleografi, linguisti, filologi, archeologi, botanici, biologi ed esobiologi, matematici, informatici, criptoanalisti, sovente di chiara fama. Tutti questi studiosi, peraltro, pur producendo una sterminata bibliografia, non sembra siano riusciti finora a darne un’interpretazione plausibile e condivisa, e neppure a dimostrare in modo incontrovertibile se il Codice sia scritto in una lingua sconosciuta, in un sistema crittografico, ovvero si tratti di un falso d’epoca.

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Alcuni fiori presenti nella sezione botanica

Le numerose e contrastanti ipotesi fin qui avanzate sull’epoca cui il Manoscritto risale vanno dal ‘300 (alcuni lo ritengono opera del celebre scienziato ed alchimista inglese Roger Bacon, altri un falso medievale), alla fine del ‘400, ai primi del ‘600 (falso dell’epoca di Rodolfo II).
Per quanto attiene al suo contenuto, la cui comprensione appare ancora molto lontana, gli studi linguistici sul testo, che tengono conto delle ormai ben note ed universali frequenze di ripetizione di lettere e parole, unitamente alla dimostrata plausibilità biologica delle piante rappresentate nella “Sezione botanica” (peraltro inesistenti e per quanto si sa mai esistite sulla Terra), sembrerebbero escludere l’ipotesi che si tratti di un falso privo di significato, di epoca medievale ovvero dei primi del ‘600, come sostenuto da alcuni.

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Sezione “farmacologica”

Può quindi al momento ritenersi forse più probabile l’ipotesi che il codice sia scritto in una lingua sconosciuta, che usa un alfabeto del pari ignoto, di difficilissima interpretazione perché non riconducibile ad alcun ceppo linguistico esistente e mancante di riferimenti comparativi del tipo della Stele di Rosetta. Appaiono peraltro evidenti le possibili implicazioni sull’origine del Manoscritto che discendono direttamente da tale ipotesi; esse potrebbero ovviamente condurre a conclusioni fantastiche, in molti casi poco credibili, e comunque probabilmente, allo stato attuale della conoscenza, non altrimenti dimostrabili.

 

 Sergio della Valle

p://www.youtube.com/watch?v=SFU9OvYLqr8

 

 

http://wpage.unina.it/dellaval/Voynich.pdf