Tutto ciò che colpisce l’immaginazione delle folle si presenta sotto forma di un’immagine impressionante e precisa, libera da ogni interpretazione accessoria, o non avente per compagno che qualche fatto meraviglioso: una grande vittoria, un grande miracolo, un grave delitto, una grande speranza. L’importante è di presentare le cose in blocco e senza mai indicarne la genesi. Cento piccoli delitti o cento piccoli incidenti non colpiranno mai l’immaginazione delle folle; mentre un solo delitto notevole, una sola catastrofe, le colpiranno profondamente, e con dei risultati infinitamente meno micidiali dei cento piccoli accidenti riuniti. […] non sono i fatti in sé che colpiscono l’immaginazione popolare, bensì il modo come si presentano. Questi fatti devono condensarsi, se posso esprimermi così, in modo da produrre un’immagine impressionante che occupi e opprima lo spirito. Conoscere l’arte di impressionare l’immaginazione delle folle, vuol dire conoscere l’arte di governarle. 

Gustav Le Bon  “Psicologia delle folle”

Per due mesi, gran parte della popolazione italiana, ha atteso il gran momento della fase due dei famosi Decreti a cui ci ha abituati il premier Conte. Ma, a quanto pare, la tanto sospirata fase 2, non è che un proseguimento della fase 1, cioè uno zuccherino dato tanto per calmare gli animi dei tanti che iniziano a dare segni di insofferenza. Purtroppo, ci troviamo in una situazione sicuramente inedita, ma è pur vero che chi dirige le file ed ha in mano la vita e la morte di milioni di italiani, sembra che non abbia la minima idea di dove dirigersi né cosa fare. Così, dal momento che assumersi la responsabilità sulla salute di tanti cittadini, senza avere la più pallida idea di cosa sia accaduto, ci si rivolge agli “esperti”. Questi, a loro volta, dicono tutto e il contrario di tutto, e senza aver eseguito né autopsie, né studi approfonditi, per non assumersi responsabilità scelgono la strada più comoda “tutti a casa”. Ok, tutti a casa, ci rinchiudiamo, allargandoci a dismisura a base di pizze, dolci, e cibandoci come se non ci fosse un domani. La pressione arteriosa intanto, in assenza di movimenti, inizia a salire, e con essa trigliceridi e colesterolo. Contemporaneamente, la vitamina D scende e con essa anche il sistema immunitario inizia a risentirne. Qualcuno riesce ad organizzarsi e a fare del movimento in casa (se sufficientemente spaziosa), altri invece iniziano a dar di testa (di questi ultimi si farà in modo di non far uscire notizie in merito). La paura, diventa il mezzo di controllo, del resto, come si possono tenere in casa milioni di individui in assenza di paura? Impossibile.
La paura però, se da un lato fa si che gli italiani restino in casa per via di un’atavica paura della morte, dall’altro, a livello chimico abbassa le loro difese immunitarie rendendoli preda dello stesso virus che vorrebbero “combattere”.
Inoltre, l’uso di un linguaggio militare per portare avanti la campagna del terrore, farà sì che gli italiani si sentano davvero in guerra. Parole come “combattere, guerra, distruggere il nemico,  vincere la guerra, ecc.”,  fanno parte  di quello che in PNL viene definito ” linguaggio ipnotico”.  Si tratta di parole vaghe, e che parlano al nostro inconscio.  La stessa parola “guerra”  è in grado, ad esempio, di scatenare una serie di emozioni di cui non siamo affatto consapevoli. Milioni di italiani, si ritrovano così a parlare di una “guerra” e a “combattere”  all’interno delle loro case.
E il nemico in questo caso è un virus.
Le dinamiche che si manifestano grazie ad un certo uso del sistema di comunicazione, mette in scena ciò in psicologia, si conosce da sempre: le persone si alleano e mettono sul podio un capo, idealizzandolo quale risolutore dei problemi della nazione. Basta ripassare un po’ di storia per comprendere che da sempre, il popolo erge monumenti a chiunque sappia illuderlo e che sappia parlare alle sue emozioni.
Ma il nemico non è solo il virus, il nemico è chiunque non si allinei con il pensiero dominante, e che verrà visto come, nel nostro caso,  come “untore” e pericoloso per la salute pubblica.

Basti pensare alla caccia ai runner con droni ed elicotteri, per non parlare poi dei tanti “non allineati” su cui si sono sprecati commenti e insulti di ogni tipo. Stesso trattamento viene rivolto ai tanti studiosi e accademici, compreso un premio Nobel, che hanno un’idea diversa del virus, verranno anche loro visti come una minaccia che potrebbe minare la “guerra al nemico”, sarà però la macchina del fango a provvedere a costoro, rendendo le loro voci come “inattendibili”.
In tutto questo, c’è poi la finta opposizione e una piccolissima parte di opposizione vera.
La prima farà “tanto rumore per nulla”, parlando anch’essa alle “pance” dei tanti italiani, ma di fatto facendo poco o nulla. Poi c’è una parte che si oppone ai tanti decreti e alle scelte di Conte e company, ma resta in silenzio per paura delle reazioni della “folla inferocita”, e quindi si allinea alla figura del capo.
E infine, c’è quella piccola opposizione vera, ma che non può nulla contro un sistema così formato.
Nel Paese, si è così creata una spaccatura tra italiani stessi, non più nord e sud, ma anche tra quelli che vorrebbero capire dove stiamo andando e quelli che invece si appoggiano ad un premier “piacione” capace di erotizzare attraverso la sua immagine, i contenuti vuoti dei suoi discorsi. In ultimo ci sono quelli che mediano tra una posizione ed un’altra,  tra il voler capire e l’accettare ineluttabile volontà del “virus”, seguiti dalle personalità fobiche, le quali  resterebbero in casa vita natural durante.
In mezzo a tutto questo, la ragione è praticamente assente, poiché dove domina la paura non PUÒ esistere la ragione. Senza se e senza ma.
Ma se il virus è il nemico, e la cura è la chiusura di un Paese e l’allontanamento sociale sine die,  tale “cura”, fa materializzare un altro nemico vestito da crisi economica. Un Paese che non produce e senza reali misure economiche di sostegno alla popolazione e alle imprese di ogni tipo,  rischia infatti di creare un disastro da cui difficilmente si potrà uscirne fuori.  La riapertura graduale, iniziando dalle poche attività che “dovrebbero” riprendere a lavorare, di certo non sarà in grado di poter recuperare i due mesi di fermo economici. Riaprire infatti, non significa tornare a guadagnare, visto che vari fattori andranno ad inficiare sia sugli acquisti (la gente non ha soldi da spendere), che sulle riaperture stesse, visto che le misure di sicurezza richieste sono tali da preferire la chiusura alla riapertura.

In due mesi di paralisi e di “tutti a casa”, è singolare come le “semplici malattie”, come ad esempio diabete, disturbi della tiroide, ipertensione ecc., paradossalmente sono passate in secondo piano. Persone che avevano altri problemi di salute, infatti, non hanno potuto né fare accertamenti, né controlli di routine, poiché “non urgenti”. In molti casi, inoltre, in tanti hanno preferito  non ricorrere alle strutture ospedaliere per timore di un contagio. Attualmente, sono ancora in casa senza conoscere il decorso di una patologia. È accaduto anche questo. Stendo  poi un velo pietoso sulle scuole e sull’inesistente attenzione posta ai bambini e ai loro bisogni.
Così, tra un Mes si è un Mes no, con condizioni e senza condizioni, seguiamo delle comunicazioni in materia economica “schizofreniche” che hanno il solo effetto di far aumentare la rabbia di tanti, compresa alla sottoscritta.
Visto da un punto di vista esterno, vien da chiedersi “quanto ha influenzato la comunicazione nella nostra elaborazione di un virus?”. Gli stessi comunicati  a rete unificate, del “capitan Conte”, ripetuti più volte, in che modo sono stati recepiti dalla popolazione? Stessa cosa vale per i continui aggiornamenti sul numero dei morti e dei contagiati, che sicuramente hanno inciso sulla nostra percezione del virus. Quanto la realtà è stata probabilmente ingigantita dai nostri stessi pensieri e dalla nostra attenzione costantemente focalizzata sul virus stesso? Davvero il mondo ha smesso di “girare”? O, virus a parte, siamo noi che stiamo creando tutto questo?

Non ho risposte in merito, solo domande ed un’unica certezza: come diceva il mio Maestro “La salvezza è nella consapevolezza, è questa l’unica strada che ti indicherà la via d’uscita, il resto verrà da sé'”.

Rossella Tirimacco